L’universo è ordine, non disordine. Questo ordine è metafisico, spirituale. Non appartiene al movimento della natura, ne è origine e causa finale, e lo trascende. Le “cose” della natura sono per loro natura soggette al movimento, al tempo, al decadimento. Sono mosse da cause, da bisogni biologici, da programmi subconsci, sono sempre in cerca, sono sempre incomplete. Ma l’ordine, essendo perfetto in sé, completo in sé, non può appartenere al movimento. Esso è immobile ed eterno. Ed è eterno, immobile, perfetto bene.

La direzione del nostro progetto spirituale non può perciò che guidarci unicamente verso il nostro bene.

Oltre il Tao

Questo è un principio radicale quanto formidabile. In questo modo superiamo – finalmente – il pur affascinante concetto dell’equilibrio degli opposti. L’immagine del Tao, in cui bianco e nero, positivo e negativo si compenetrano, così meravigliosamente evocativa, è perfetta per descrivere la natura, il movimento della realtà sensibile, ma non il fine della natura, la trascendenza nella realtà spirituale.

Perché il vero fine della natura è la trascendenza nella realtà spirituale, e il fine, l’atto supremo di ogni individuo è manifestare la sua forma compiuta, e questa forma è solo spirituale. Con la realizzazione della sua entelechia, ogni individuo svela l’essenza spirituale di se stesso e della natura: entrambi sono già in sé progetti spirituali e con la loro realizzazione diventano essi stessi spirito-in-atto, si trasmutano in spirito e si congiungono alla mente di Dio, che è puro spirito, puro essere, puro bene.

La realizzazione spirituale sancisce perciò il superamento sia del dualismo separativo degli opposti (mente/natura, corpo/anima, bene/male, vita/morte) sia del dualismo coniugativo degli opposti (mente-natura, corpo-anima, bene-male, vita-morte) celebrando il definitivo, radicale trionfo della dimensione spirituale, della mente, dell’anima, del bene, della vita.

“Io sono la via, la verità e la vita”

E sembrano davvero riecheggiare qui le parole di Gesù:

Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. (Giovanni 14, 16)

“Io sono la via, la verità, la vita”. Gesù ci dice che l’universo spirituale (“Io Sono” afferma l’unità del Padre con il Figlio, di Dio con l’Uomo) ci guida alla verità, che è eterno e infinito bene ed eterna e infinita vita.

“Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”, aggiunge. Nessuno può giungere a Dio, alla dimensione spirituale, alla verità del bene eterno, se non per mezzo della vita nella natura, della vita come uomo, come individuo. Potremmo definire Gesù come “l’uomo supremo”, cioè come l’essere umano che ha raggiunto il suo massimo grado di espressione della propria potenzialità, l’entelechia umana al massimo grado. E in questo suo potentissimo insegnamento possiamo trovare lo stesso schema dell’entelechia che abbiamo delineato nel nostro percorso: Dio ci guida a se stesso attraverso noi stessi. È nella materia della vita terrena – nella polvere, per usare un’altra potente immagine biblica – che possiamo plasmare la realizzazione spirituale, grazie al soffio divino che è soffiato in ogni individuo. Il che è quanto esattamente dice la Bibbia accadde all’inizio della Creazione.

Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. (Genesi 2,7)

Alla fine, come puoi notare, si torna sempre al principio. E il fine ultimo è davvero il principio di tutto.