Nel lavoro insieme alle persone, in particolare quando, come avviene con Mind3®, si toccano le zone più profonde e i punti più delicati, può accadere il rischio che le persone vedano in te non uno strumento o canale utile al raggiungimento dei loro obiettivi ma una sorta di “figura superiore” che possiede in sé una conoscenza per così dire “magica”. Questo accade in tutti quei servizi in cui a un individuo spetta il ruolo di “guida” o “riferimento” – penso al meccanismo del transfert in psicoterapia ma anche alla figura dell’insegnante o a quella del confessore.

Ho parlato di “rischio” per ragioni ben ovvie: perché il potere che ti viene conferito in modo spesso incondizionato ti pone sempre di fronte alla responsabilità del tuo potere (la massima dello Zio Ben di Spiderman è metafisica: “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”) e al rischio di abusare del tuo potere. Non mi riferisco tanto a quei criminali che abusano fisicamente o psicologicamente del proprio potere – per costoro le leggi degli uomini sono già sufficienti, e la punizione divina sarà certamente più risolutiva – quanto a tutti coloro che, anche in buona fede, corrono però anch’essi il rischio di pensare di essere loro “a fare la differenza”; di essere loro, in altre parole, a possedere realmente quel potere. Quando invece non ce l’hanno.

Il rischio del surrogato divino

Non è probabilmente peregrina l’idea che i vari “guru”, “leader”, “sciamani” e anche “maghi”, oggi proliferanti (mi viene in mente quanto dice San Paolo nelle parti conclusive della Seconda Lettera a Timoteo: “Gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie”) costituiscano una sorta di surrogato-sostituto di Dio: uomini o donne che hanno più potere degli altri uomini o donne perché hanno qualcosa in più, sono una sorta di “eletti”, sono delle specie di “dei”.

Il rischio che comporta la creazione di questo “surrogato divino”, da parte di chi si affida a lui o a lei è di restarne suggestionati, di considerare davvero costoro dei “maestri” (e quanto siamo pieni oggi di maestri!) quando essi possono essere sì dei buoni insegnanti ma, come insegna Gesù con un formidabile tocco retorico, “c’è un solo Maestro, e tutti noi siamo fratelli” – suggestione ancora fumettistica: nel primo film sugli Avengers, Capitan America riferendosi a Thor genialmente afferma: “C’è un solo Dio, e di sicuro non veste così!”.

Oggi, non comprendendo del tutto i suoi insegnamenti, continuiamo a venerare anche Gesù come una divinità. Ma Gesù ci ha insegnato, anzi ci ha mostrato con la sua esistenza, che non abbiamo bisogno di nuove divinità né di nuovi idoli né di vitelli d’oro né di Baal, perché Dio è in ognuno di noi. Attraverso Gesù Dio si fa vicino, si fa umile, umano – le due parole condividono la medesima radice di humus, che rimanda al terreno fertile: e l’insegnamento di Gesù è centrato proprio su questo “farsi carne” del divino che significa anche “farsi umile”, scendendo nella terra – nella carne – per renderla humus, terreno fertile. Così, entrando in ognuno di noi, diventando spirito nella nostra carne e carne nel nostro spirito – la transustanziazione eucaristica – Dio può far germogliare in noi lo Spirito, e permetterci così di avanzare verso il prossimo piano evolutivo, il piano spirituale.

Il vero potere

L’insegnamento di Gesù ci dice da dove arriva questo potere e ci dice anche a chi arriva. Questo potere arriva da Dio e arriva a tutti. Non è possibile che, tra di noi, ci sia qualcuno superiore a noi. Ci può essere qualcuno più evoluto di noi, più saggio di noi, più esperto di noi – ed è un ruolo questo di cui anch’io sento di potermi assumere la responsabilità, incluso, quando necessario, il ruolo di guida per quegli specifici argomenti di cui ho competenza – ma questo non mi dà nessun potere né “superiore” né tantomeno “divino”. Il vero potere viene unicamente da Dio ed è dato a tutti gli uomini e donne che riconoscono come funziona la Legge Spirituale. Perché sì, l’uomo è un essere divino, cioè è parte di Dio, ma questo è esattamente l’opposto di quanto accade ai sedicenti “maestri” – anche a quelli, lo ripeto, più autentici e in buona fede: a nessun uomo né donna spetta il compito di ergersi a Dio, o di cercare di eguagliare Dio, mentre a ogni uomo e ogni donna spetta il compito di allinearsi con le energie spirituali da cui provengono – Dio Padre.

Il re inutile

Nell’Antico Testamento c’è un punto cruciale che secondo me parla proprio di questo: è quando il popolo d’Israele chiede al profeta Samuele di “stabilire un re”. Avviene nel capitolo 8 del Primo libro di Samuele. In questo passo la creazione della monarchia viene letteralmente vista come un passo indietro, anzi essa è il frutto dell’aver ancora una volta “rigettato Dio”.

Samuele lo dice chiaramente: voi non avete bisogno di un re, avete già Dio! Non avete bisogno di intermediari che comprendano più di voi e vi dicano cosa fare, basta che ascoltiate direttamente la voce di Dio che vi parla. Non serve altro! Ma loro niente, vogliono un re. E al solito Dio (perché è “un Dio Fedele”), li accontenta. Però Samuele profetizza: “Allora griderete a causa del re che avrete voluto eleggere, ma il Signore non vi ascolterà”. E puntuale è successo – il solito profeta di sventure!

Mi sembra davvero rilevante questo punto: non abbiamo bisogno di re o reucci che pensano di essere delle divinità, abbiamo solo bisogno di trovare o ritrovare il nostro allineamento-connessione con Dio.