Tra pochi giorni esce in tutte le librerie il mio libro Mind3®. Il Principio Spirituale.

Ho voluto dedicare il libro a una persona la cui storia ha suscitato e continua a suscitare in me una profonda commozione. Era (è) un “ragazzo” della mia età che, come molti di noi, non è stato compreso nel suo dolore ma che ha avuto la sfortuna di non riuscire a trovare un aiuto, o perlomeno un rifugio, per riuscire a sopravvivere a questo mondo. La sua storia la puoi trovare qui.

La sua storia non mi tocca soltanto personalmente; penso che riguardi l’intero senso della ricerca spirituale di Mind3 e del lavoro con questo metodo per cercare, a ogni costo, la guarigione.

Ti riporto qui la dedica completa.

Dedica

Vorrei dedicare questo libro alla memoria di Andrea Soldi (1970-2015).

Non conoscevo Andrea, ma quando ho letto sui giornali della sua morte l’ho sentito come un fratello, perché al suo posto avrei potuto esserci io

Anch’io ho sofferto di uno di quei mali oscuri che terrorizzano le persone cosiddette “normali” perché spalancano le porte su territori sconosciuti e mettono in crisi le nostre certezze sui concetti di salute, malattia, normalità, follia.

Andrea sentiva voci nella testa, io nella testa non riconoscevo più la realtà. Lui soffriva molto più di me, in quei territori terrificanti era gettato giù in fondo e non riusciva a ritornare, il mio abisso era invece vicino alla superficie – ed è stato questo, probabilmente, a darmi la forza di cercare, a ogni costo, la guarigione.

Andrea non era malato, e non era pazzo: aveva solo bisogno di aiuto; ma l’aiuto te lo può dare soltanto chi ti può capire. Soltanto noi “malati”, noi “pazzi” possiamo aiutarci l’un l’altro; soltanto noi possiamo farlo, con l’aiuto di Dio. Perché non puoi essere aiutato da un mondo che non ti capisce, non puoi essere aiutato da un mondo, questo mondo, che divide gli esseri umani in sani e malati, in normali e pazzi, in vincenti e perdenti, in forti e deboli. In questo mondo noi non possiamo essere altro che malati, pazzi, perdenti, deboli.

Ma non è questo il mondo che ci interessa, a noi interessa il prossimo mondo, il mondo che stiamo costruendo con la forza della nostra sofferenza e della nostra fragilità.

Ed è proprio questo ciò che vorrei dire ad Andrea e a suo padre Renato, che ancora si siede su quella panchina dove suo figlio è stato ucciso da questo mondo; vorrei che Renato sapesse che non sarà mai solo perché seduto al suo fianco, su quella panchina, ci sarò sempre anch’io e ci saremo sempre tutti noi che siamo come Andrea; e vorrei che sapesse che tutti noi continueremo a vivere con lui e per lui, cercando senza sosta, con ancora più determinazione, di costruire il prossimo mondo.

Vorrei che sapesse che è la debolezza di Andrea la forza che guarirà il mondo.

Dica il debole: Sono forte!” (Libro di Gioele 4,10)

 

Mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi. A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”. Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte. (Seconda Lettera ai Corinzi 12, 7-10)