“Due strade divergevano in un bosco – ed io
io presi la meno battuta
e da lì ogni differenza è venuta”
(Robert Frost, “La strada non presa”)

 

“Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa è la Legge e i Profeti. Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!”
(Vangelo di Matteo 7, 12-14)

 

Me lo sento ripetere spesso: “Ma tu, cosa ci guadagni con Mind3®?”.

Me lo hanno chiesto diverse persone che hanno partecipato alle sedute gratuite collettive e hanno toccato con mano quanto sia profondo e intenso il lavoro che si fa.

Me lo hanno chiesto molte delle persone che mi scrivono dopo aver letto un mio libro su Mind3® o aver acquistato e provato uno dei programmi audio; a queste persone cerco sempre di rispondere in maniera precisa e alle mie risposte spesso fanno seguito invii da parte mia di materiale gratuito e la mia disponibilità a supportarle nel proseguire il lavoro su di sé.

Me lo hanno anche chiesto i clienti delle sedute individuali che si sono accorti, oltre al rapporto costo-tempo estremamente vantaggioso per loro, che dopo un po’ di sedute a pagamento continuavo a seguirli senza richiedere ulteriori compensi.

“Dov’è la fregatura?”

Di fronte a una politica così “anticommerciale”, la domanda “Ma tu, cosa ci guadagni con Mind3®?” risulta perfettamente pertinente. Dietro questa domanda ho peraltro la sensazione che in alcuni casi se ne nasconda un’altra: “Dov’è la fregatura?”. E a volte (non spesso, a volte) accade anche che invece di motivare le persone questo tipo di politica le renda più diffidenti e invece di avvicinarle le allontani.

Non è tutto. Perché pure i miei collaboratori, data la mia tendenza alla baldanza garibaldina, mi mettono saggiamente in guardia evidenziandomi un rischio ulteriore annidato in questo tipo di approccio: “Guarda che se diamo troppe cose gratis, la gente non valorizza il metodo. Se tu lo vendi a niente, la percezione è che non valga niente!”.

E anche questo si è verificato diverse volte: persone che ci hanno contattato in estrema emergenza e in condizioni di precarietà economica, magari dopo essersi viste prosciugare migliaia di euro da metodi e “guru” che si sono rivelati dei buchi nell’acqua, persone che ho seguito gratuitamente, investendo tempo, energie, risorse – e quindi denaro – sono tranquillamente sparite senza non dico un euro di commiato, ma neppure un “grazie lo stesso”.

Ne approfitto allora per fare il punto con te e con me: cercherò qui di illustrare al meglio quelle che sono le motivazioni, spirituali e commerciali, che mi spingono – una costante della mia vita – a seguire la “strada meno battuta” e a passare per la “porta stretta” per arrivare a realizzare gli obiettivi che mi prefiggo con Mind3®.

Motivazioni spirituali

Per me sono queste le più importanti, anche se so che possono apparire eccessivamente idealistiche – e i più coriacei potrebbero venir rafforzati nella loro domanda: “Dov’è la fregatura?”.

Le motivazioni spirituali sono essenzialmente due e la prima è causa e ragione della seconda.

  • Uno. Com’è nato Mind3®

Cinque anni fa, nel 2013, ero ridotto sul lastrico.

Fui travolto dalla crisi economica. La mia casa editrice Area51 Publishing stava cercando di farsi strada nel difficilissimo mondo dell’editoria digitale, ma non riusciva ancora a reggersi in piedi da sola; dovevamo continuamente auto-finanziarla, e i soldi per finanziarla provenivano dal settore di attività da cui producevamo il novanta percento del nostro fatturato: la fornitura a case editrici di servizi editoriali.

Come molti fornitori, la continua erosione dei margini di guadagno e dell’offerta di lavoro ci aveva portato a diventare essenzialmente fornitori per una sola azienda, che ci dava molto lavoro e che, pur pagandoci poco, copriva il nostro intero fatturato. Dipendevamo perciò essenzialmente da una sola azienda editoriale, la quale, nel classico stile italiano, tendeva ad accumulare credito nei nostri confronti, a causa dei pagamenti sempre più dilazionati. Tradotto: quell’azienda ci doveva molti soldi.

Cos’è successo? In cinque giorni, quell’azienda dichiarò fallimento, e il nostro credito rimase congelato. Cioè non ci diedero più i soldi che ci dovevano. Così mi sono ritrovato da un giorno all’altro con una casa editrice che non era ancora stabile né redditizia, con dei collaboratori che dipendevamo da me, con una famiglia di cinque persone da mantenere, e senza più un soldo.

Per molti mesi combattei come un leone, usando anche e continuando a usare tutti gli strumenti mentali contenuti nelle nostre pubblicazioni, mettendoli caparbiamente in pratica, e quando ebbi la sensazione di essere riuscito a sistemare le cose, a mettere in sicurezza la mia famiglia e il mio lavoro, letteralmente crollai. Come se non bastasse, l’esaurimento nervoso che seguì a quel periodo massacrante fu accompagnato dal risveglio di psicosi (in particolare stati dissociativi, attacchi di panico, depressione ansiosa) che erano scoppiate la prima volta quando avevo vent’anni e che, per cercare di trovare una strada che mi fosse di aiuto, mi avevano condotto alla mia estenuante ricerca della guarigione spirituale.

Ora che posso osservare a distanza le dinamiche spirituali in azione in quel periodo estremo, non posso non notare come questa emergenza spirituale, la più acuta di tutte, abbia impresso una stupefacente accelerazione proprio alla mia ricerca della guarigione. Non riesco in poche righe a sintetizzare la capillarità di studi, idee e tecniche che provavo e riprovavo senza sosta, senza mollare mai, con quell’incoscienza che solo chi non ha più niente da perdere può conoscere.

Da quel tumulto lavico che continuavo implacabilmente a rovesciare su me stesso, iniziavano ad affiorare le rocce delle tecniche del futuro Mind3®: il “lasciar andare il processo”, l’affidarsi alla mente superconscia, la connessione delle 3 Menti, la diretta esecuzione delle tecniche sui piani subconscio e superconscio, l’induzione non come processo di autoipnosi ma come schema di attivazione dell’energia di auto-guarigione…

Mind3® è nato dunque dalla mia crisi più estrema, dal conseguente “stress test” a cui ho sottoposto tutti gli strumenti, i metodi e le tecniche che conoscevo, sperimentandoli tutti, nella forma più radicale, sulla mia pelle, e da un terzo elemento, il più importante, che non senza timore e tremore mi azzardo a confessare: la presenza, nei momenti più bui, di Dio.

Sono convinto che senza quella presenza non ce l’avrei mai fatta. Perché ce l’ho fatta, ne sono uscito: ho superato la crisi e oggi la mia azienda editoriale è solida (e si è affermata in un settore editoriale “impossibile”), e grazie a Mind3® (e ci terrei a sottolineare, solo grazie a Mind3®) sono guarito dalla mia dissociazione, dai miei attacchi di panico e dai conseguenti abissali, terrificanti stati di ansia. Potrei vantarmi di avercela fatta da solo, ma non è così; senza Dio, non ce l’avrei mai fatta; e di certo non sono così vanitoso, arrogante, presuntuoso o stupido da dimenticarlo: so da dove vengo e so com’è nato Mind3®.

  • Due. Il senso di Mind3®

E so perciò anche qual è il senso di Mind3®.

Io non voglio che le altre persone passino quello che ho passato io. E anche per quanto riguarda le persone che hanno vissuto o vivono condizioni più gravi di quelle che ho vissuto io, voglio, se posso, aiutarle a uscirne come ne sono uscito io. E se Dio mi ha permesso di sviluppare un metodo che funziona, se funziona (non spetta a me deciderlo, spetta a te), questo metodo deve rispettare il senso per cui è stato sviluppato. E questo senso non riguarda me. Io non sono un guaritore, non sono un terapeuta, non sono un guru e non sono un maestro (anche perché “c’è un solo Maestro, e tutti noi siamo fratelli”): credo – sono convinto – di aver trovato uno schema di guarigione spirituale che funziona e lo metto alla prova ogni giorno mettendo me stesso alla prova ogni giorno, navigando ogni giorno in prima persona insieme alle persone. Tutt’al più spero perciò di essere un buon timoniere. Ma, ripeto, il senso di Mind3® non riguarda me. Riguarda le persone che usano Mind3®; perciò se io posso aiutare le persone, io devo aiutarle.

Se Dio mi ha permesso di sviluppare un metodo che funziona – e oltretutto me lo ha fatto sviluppare nel modo doloroso che ti ho detto – non può certo averlo fatto perché io mi arricchisca con esso. Sarebbe illogico da qualsiasi punto di vista. Un mezzo così grande per un fine così piccolo? Dio sarebbe un vero burlone! Non dimenticare che insieme a Mind3® sono riuscito a far crescere e consolidare Area51 Publishing, la quale è attualmente l’unica fonte di auto-finanziamento delle iniziative di Mind3® (insieme al reinvestimento delle sedute individuali). Perciò non ho dubbi: la prosperità c’è quando è al servizio di una visione più grande. Preciso: non sto idealizzando la figura dell’asceta e non sono certo un amante del pauperismo. Penso di avere un buon rapporto con il denaro e con il benessere e so esattamente qual è il livello di agiatezza che mi appaga. Ma se anche potessi riuscire a pensare di impostare il mio metodo con il solo fine di guadagnare soldi, necessariamente fallirei. D’altra parte, il rischio so di non correrlo: io non posso pensarlo. Nel senso che non ci riesco proprio.

Non posso dimenticare il ruolo che mi è stato affidato, se esso mi è stato veramente affidato; ma anche se fosse tutto un parto della mia folle immaginazione, non m’importa: per me non fa differenza. Se mi è stato dato (o mi sono immaginato che mi sia stato dato) il ruolo di poter aiutare le persone, e di poterlo fare in ambiti così delicati come la nostra sofferenza individuale, io non posso che mettere tutto me stesso in questo ruolo, anche a costo di correre il rischio di perderci soldi. Non posso pensare neppure per un secondo che quello che sto facendo non lo sto facendo con l’unico scopo che esso possa aiutare veramente le persone. Se anche soltanto per un momento avessi la sensazione che le mie ambizioni economiche vengano prima del ruolo per cui sono stato messo qui, salterebbe tutto. Non è una rivendicazione di purezza: semplicemente io devo fare il mio lavoro, devo combattere la mia buona battaglia, come dice San Paolo, e nient’altro.

Anche a costo di apparire un cialtrone, un invasato o un retrogrado, sì, io credo in Dio. E lo prendo molto sul serio. Non rinnegherò mai il Suo nome. Il gallo non canterà per me, nemmeno una volta. O perlomeno, lo dico da peccatore, ce la metterò tutta affinché ciò non accada mai.

(1 – continua)