Charles Fillmore. Comprensione (1)

Le parole saggezza, comprensione, conoscenzaintelligenza sono così strettamente correlate che le loro definizioni si sovrappongono in modo a volte confuso. In realtà sono facoltà della mente che possono essere ben distinte quando le consideriamo da un punto di vista spirituale.

Tennyson dice:

“La conoscenza arriva, ma la saggezza indugia”.

Il discernimento spirituale pone sempre la saggezza al di sopra delle altre facoltà della mente e rivela come conoscenza e intelligenza siano facoltà ausiliarie rispetto alla comprensione. Per prima nello sviluppo dell’anima arriva la comprensione intellettuale, poi segue una comprensione più profonda dei principi, poi arriva la comprensione del tutto da cui matura la saggezza.

La vera saggezza è spirituale

È bene perciò tenere presente che la saggezza, la vera saggezza, non può mai maturare unicamente dal piano intellettuale o razionale. La comprensione, che è il canale che dalla conoscenza ci conduce alla saggezza, per elevarsi alla vera saggezza deve necessariamente attingere all’ispirazione spirituale – a “qualcos’altro” che non è né logico né razionale, a quel “qualcosa” che è fuori dalla comprensione razionale e intellettuale.

Il modo migliore per discernere tra conoscenza pura e giudizio fallace dell’intelletto è rivolgersi alla saggezza spirituale, il che significa rivolgersi all’energia spirituale.

I grandi filosofi e maestri spirituali di ogni epoca hanno testimoniato l’attività di questa energia, o supermente, che hanno chiamato con vari nomi. Socrate la chiamava il suo dàimon; Platone la chiamava pura ragione; Gesù la chiamava il regno dei cieli. Albert Einstein disse:

“Ogni uomo sa che nel suo lavoro fa meglio e realizza di più quando ha raggiunto una competenza che gli consente di lavorare in modo intuitivo. Cioè, ci sono cose che arriviamo a sapere così bene che non sappiamo come le conosciamo”.

Quindi, in ultima analisi, dice Einstein, la conoscenza più profonda c’è quando si arriva a conoscere le cose senza sapere come le si conosce!

L’energia di Dio

La gente spesso chiede a Einstein se, come scienziato, crede in Dio. Di solito risponde così:

“Non credo in un Dio che interferisce maliziosamente o arbitrariamente negli affari personali degli esseri umani. La mia religione consiste in un’umile ammirazione per il vasto potere che si manifesta in quella piccola parte dell’universo che le nostre povere e deboli menti possono afferrare”.

In una discussione, quando Einstein è colpito dalla correttezza delle sue opinioni o di quelle di un altro, improvvisamente esclama:

“Sì! È esattamente così! È proprio così! Deve essere così! Sono abbastanza sicuro che Dio non avrebbe potuto renderlo diverso.”

Per lui, Dio è valido quanto un argomento scientifico.

Una volta, dopo un prolungato, caparbio e stressato lavoro su un singolo problema, Einstein ebbe un collasso fisico, con un conseguente grave problema di stomaco. Il medico gli ordinò: “Non devi alzarti dal letto fino a quando non starai meglio!”. Einstein gli rispose: “È questa la volontà di Dio? Io penso proprio di no! La voce di Dio viene da dentro di noi. Qualcosa dentro di me mi dice che ogni giorno devo alzarmi almeno una volta. Devo andare al piano e suonare! Il resto della giornata starò a letto! Questo sono pronto ad accettarlo come volontà di Dio!”

Anche Einstein ci mostra perciò che nell’uomo, cioè in ogni uomo e ogni donna, c’è una capacità conoscitiva che trascende la conoscenza intellettuale.

(1 – Continua)