Non preoccuparti: non mi sto dando (anch’io!) ai corsi di cucina; né ambisco a partecipare a Masterchef (o forse per la mia abilità culinaria il mio programma sarebbe Mediochef); e allora, che cosa c’entra questo post con Mind3®?

L’idea mi è venuta ovviamente perché mi piace cucinare e, come in tutto quello che faccio mi sono chiesto: che cosa cerchi nella cucina?

La risposta è stata: cerco una struttura fondamentale. Uno schema che funzioni per tutti i piatti. Non può essere uno schema di creazione di ricette, non riguarda perciò il singolo piatto; né può essere uno schema che imbriglia la creatività né l’abilità del singolo. Ma si può desumere una struttura fondamentale, una griglia di base, seguendo la quale possiamo avere la certezza che qualunque piatto sia un buon piatto?

Seguendo questo pensiero, non ho potuto non incrociare Mind3®. Lo schema di cui parlo, la struttura che cerco, deve infatti, in qualche modo, essere metafisica. O, per meglio dire, deve configurarsi come una meta-struttura che permette di far funzionare ogni piatto in un senso preciso, di farlo andare in una direzione precisa.

E qual è questa direzione? La risposta è ovvia: realizzare un buon piatto. Non un piatto che “mi piace” o “non mi piace” ma un piatto che, mi piaccia o non mi piaccia, non posso che giudicare ben realizzato. Ecco perché l’ho chiamato piatto olotropico: perché la direzione è necessariamente anche qui quella dell’intero, del meglio, del buono.

La scommessa è analoga a quella di Mind3®: esiste questa direzione? Esistono dei criteri oggettivi che mi permettano di arrivare a un tale giudizio?

La ricerca di Mind3® in fondo non è così diversa: l’obiettivo di Mind3® non è trovare un rimedio di guarigione spirituale soggettivo per questa o quella persona, ma affermare e verificare l’esistenza di uno schema di guarigione spirituale oggettivo, che vale per me, per te, per un abitante dello Zimbabwe, dell’Alaska, di New York o di Kuala Lumpur.

Lo schema deve constare di criteri o principi (o matrici!) che astraggono dal caso individuale – dal singolo piatto – e riguardano, potenzialmente tutti i casi.

Seguendo questo criterio, sono arrivato a identificare 6 principi (olotropici) per creare un piatto olotropico. Eccoli.

 

  1. Materia prima

La qualità dell’ingrediente è condizione necessaria (e forse sufficiente) per creare un buon piatto. Senza la qualità della materia prima non ci può essere un buon piatto. Perciò la scelta della qualità degli ingredienti dovrebbe essere il primo obiettivo da porsi.

  1. Cottura

Intendo sia i diversi tipi di cottura sia i tempi di cottura degli ingredienti. Dai tipi di cottura il piatto acquisisce i suoi sapori esatti rispettando la natura dell’ingrediente; dai tempi di cottura acquisisce vigore, equilibrio e armonia.

  1. Combinazione dei sapori

Intendo proprio la combinazione degli ingredienti tra di loro. A questo proposito invito a leggere quello che reputo il libro indispensabile non di cucina ma per chi cucina: Grammatica dei sapori e delle loro infinite combinazioni di Niki Segnit. Sono convinto che se si tenessero a mente la maggior parte di combinazioni di sapori catalogate nel libro tutti avrebbero potenzialmente la capacità di creare piatti originali e creativi.

  1. Amalgama dei sapori

Con questo intendo sia l’equilibrio quantitativo tra gli ingredienti (se cucino una vellutata di porri, patate e carote, quanti porri, quante patate e quante carote devo utilizzare per avere un risultato equilibrato?) sia ovviamente l’amalgama tra gli ingredienti, gli olii e le spezie.

  1. Liquido/Asciutto

Ci sono ingredienti per loro natura “liquidi” e altri “asciutti”; inoltre il rapporto liquido/asciutto deve essere valutato in modo differente rispetto agli ingredienti crudi e a quegli stessi ingredienti cotti, e anche rispetto al modo in cui vogliamo utilizzare quell’ingrediente. Il pomodoro è l’esempio che mi viene più immediato: per una bruschetta (e anche per una insalata), è meglio privarlo di semi e acqua (tagliandolo poi a tocchetti) privilegiando la buccia; per una salsa di pomodoro si deve sbucciarlo e utilizzarne la polpa.

  1. Caldo/Freddo

La stessa attenzione dovrebbe essere posta sull’equilibrio tra elementi “caldi” ed elementi “freddi” che compongono il piatto. Un esempio illuminante: una settimana fa sono stato a cena in un ristorante che serviva come antipasto un delicato cannolo di ricotta ed erbette in salsa fillo. Delicato lo era certamente: la pasta fillo era croccante e sottile ed era servito in modo elegante… il problema era che la ricotta era completamente gelata.

 

Eccoti serviti i 6 principi (olotropici) per creare un piatto olotropico. E se da questi vuoi creare la cucina olotropica… il brand è libero!