“Due strade divergevano in un bosco ed io –
io presi la meno battuta,
e da lì ogni differenza è venuta”

(Robert Frost)

Quella di Mind3® non è l’unica mappatura della psiche; altre metodologie e “tecnologie mentali” hanno esplorato e mappato territori inediti della psiche – penso soprattutto alle 3 Matrici di Stanislav Grof, ma anche alla mappatura del rapporto psiche-corpo operata dalla Bioenergetica, all’esperienza della nascita centrale nel Rebirthing, all’inconscio familiare esplorato dalle Costellazioni Familiari o all’esplorazione transpersonale-spirituale della Psicosintesi di Roberto Assagioli. Tutte queste cartografie hanno in comune un punto decisivo: l’ambizione, come azione centrale per la guarigione, di intervenire direttamente sul territorio della psiche.

C’è però un altro tipo di mappatura della psiche, elaborata da altre metodologie, che utilizza un approccio opposto. La mappatura più completa di cui io sia a conoscenza appartenente a questo tipo di approccio è quella della PNL – Programmazione Neuro-Linguistica, tecnologia mentale sviluppata originariamente, a partire dagli anni sessanta del secolo scorso, da Richard Bandler e John Grinder. L’approccio opposto consiste nell’intervenire non sul territorio della psiche ma sulla mappa, ovvero sui processi (neuro-linguistici) attraverso cui noi facciamo esperienza, a livello conscio, del nostro mondo psichico.

La differenza sostanziale è che quello che viene mappato da Mind3® e dalle altre metodologie transpersonali è il territorio; quello che viene mappato dalla PNL è la mappa. Non si tratta di un gioco di parole, si tratta invece del punto centrale: la cartografia della psiche della PNL si occupa proprio della mappa, cioè dei modi attraverso cui noi facciamo esperienza interiore (e poi comunichiamo al mondo esteriore) del nostro territorio psichico. Tutte le tecniche della PNL agiscono perciò non sul territorio ma sulla mappa, non sul contenuto psichico ma sul linguaggio psichico, non sull’esperienza psichica ma sui processi attraverso cui noi elaboriamo l’esperienza psichica.

In estrema sintesi la PNL dice: della psiche noi non possiamo fare altra esperienza se non quella che possiamo conoscere, ed essa ha sempre la forma di un linguaggio – di schemi, di strutture. Con la PNL interveniamo su questi schemi e strutture; così facendo, agendo sulla mappa, interrompiamo il meccanismo che si innesca automaticamente e porta alla condizione sabotante o invalidante. Così possiamo raggiungere la guarigione dal nostro problema.

Da tutta questa azione, il contenuto psichico, – il territorio psichico – è completamente escluso. Anzi, dice esplicitamente la PNL, il territorio neppure ci riguarda, perché ci rimane inaccessibile. Non si può pensare di agire sul territorio – sul contenuto psichico – per risolvere i nostri problemi: possiamo solo intervenire sulla mappa – sui processi attraverso cui il contenuto psichico si mostra alla nostra coscienza.

Per usare un’immagine: per guarire un albero, non possiamo partire dalle radici, perché non possiamo arrivare alle radici: possiamo solo agire sul tronco, i rami e le foglie. Curando questi, però, progressivamente anche le radici guariscono. Così, continuando ad agire sulla mappa, rieducando (riprogrammando) i processi neuro-linguistici che attivano le nostre percezioni e il nostro comportamento, spezzando i meccanismi abituali, arriviamo anche a riprogrammare il contenuto psichico stesso.

 

(1 – Continua)