Questo è un esempio molto critico, problematico perché – innanzitutto – ci troviamo davanti a una risposta contro-intuitiva che ci dà il superconscio. Indica alla signora di fare l’opposto di quello che in genere le viene detto di fare.

La signora ha deciso di non proseguire il lavoro con Mind3®, preferendo continuare con i suoi percorsi precedenti, che le davano risposte relative alla lotta contro il suo ego e alla repressione del suo ego.

Se la signora avesse continuato il percorso con Mind3®, in che direzione avremmo invece lavorato? Perché il superconscio, anche se indicava alla signora di valorizzare l’ego, indicava allo stesso tempo che comunque il suo ego dava un problema, e un problema consistente: il problema era di dover accettare – e quindi trovare una strada o percorsi di equilibrio – il fatto di sapere di essere superiore al livello medio dell’evoluzione.

Forse – ipotizzo – il superconscio ci avrebbe indicato di lavorare proprio sull’accettazione; accettare la propria diversità non è un lavoro meno intenso rispetto al reprimerla; anzi, potrebbe rivelarsi perfino più intenso, perché magari questo innesca altri tipi di criticità subconsce, altri tipi di blocchi subconsci non meno invalidanti di quelli che emergerebbero se l’ego della signora fosse realmente ipertrofico e lei dovesse lavorare per reprimerlo.

Quello che è importante, e molto interessante, è il fatto che le risposte non sono univoche e che invece i metodi tradizionali, in genere, tendono a dare una sorta di univocità ai problemi o alle criticità che emergono.

Quello che ci mostra qui Mind3® è che non tutti i punti di partenza implicano lo stesso punto di arrivo, non tutti i problemi indicano la ricerca delle stesse risposte. Ripeto, non si può mai standardizzare.

Da ciò deriva un secondo aspetto estremamente importante da mettere in rilievo: non sempre la direzione consueta è quella giusta per noi; non sempre la risposta già data è quella giusta anche per noi; non sempre la strada già battuta è quella che dobbiamo prendere anche noi.

C’è poi una terza questione: se ci troviamo di fronte a un tipo di risposta che non ci era mai stata data prima, a un’indicazione che è completamente diversa, anzi perfino opposta, rispetto a quelle consuete, cosa facciamo?

Bene, questo punto riguarda te e soltanto te. Devi scegliere tu.

La strada non battuta

La signora ha scelto, parafrasando Robert Frost, la strada più battuta – cito i versi della sua meravigliosa poesia La strada non presa: “Due strade divergevano in un bosco ed io – io presi la meno battuta, e da lì ogni differenza è venuta”. Penso che forse si sia un po’ impaurita di fronte a questa risposta mai data, e che abbai preferito “ritornare sui suoi passi”, e riprendere la strada più battuta che ha ritenuto, forse, più sicura. Ed è vero, non posso certo nasconderlo, la strada meno battuta, quella di Mind3®, porta in zone che si potrebbe aver timore di conoscere proprio perché sono non battute. Attenzione, ho detto strade non battute, non strade più pericolose. Certo, possono essere ignote, ma puoi stare certo che non c’è alcun pericolo. Soltanto, si richiede il desiderio, la forza, di affrontare un percorso nuovo. Ma è preferibile una strada già battuta che sai già dove ti ha portato – e che forse non ti ha portato a niente – a una strada mai battuta che potrebbe essere veramente quella giusta per te? Sinceramente, questo non finirò mai di chiedermelo e di chiedertelo.

Perché allora la domanda che dovresti porti è: che cos’ho da perdere nel provare la nuova strada?

 

(3 – Continua)