Ecco uno schema in tre passi per seguire la tua autonoma strada verso la tua autonoma, unica, auto-realizzazione.

 

1. Capire qual è la tua realizzazione

Tu sei un essere unico. E in te c’è un’opera d’arte unica, un tuo unico atto puro spirituale. Ognuno di noi è unico perché è un canale unico di espressione delle potenzialità infinite dell’universo, un canale unico di espressione di Dio.

Tu sei una incarnazione individuale di Dio; esisti per trasmutare in atto le tue potenzialità spirituali, la forma che Dio ha plasmato in te. Quando esprimi appieno te stesso, tu contribuisci all’espressione più piena di Dio.

Ma se non sai chi sei, se non scopri qual è il tuo progetto spirituale, qual è la tua opera d’arte, non potrai iniziare il tuo percorso di evoluzione. Finché non comprendi il tuo fine, non potrai mai trovare la tua direzione. Finché non trovi la tua realizzazione, non puoi fare niente.

Devi pensare a quello che veramente vuoi, a quello che veramente senti dentro di te, a quello che senti veramente di essere. Quella è la tua realizzazione.

La prima domanda che devi porti perciò, è: Qual è il mio fine? Qual è la mia realizzazione?

2. Decidere se realizzarla o non realizzarla

Quando hai individuato la tua realizzazione, il passo successivo è decidere. Decidere se voler seguire la strada della tua trasformazione oppure no. Questo è il passo che identifica la tua assoluta libertà. Ognuno di noi ha infatti sempre la libertà di scegliere se seguire il suo progetto spirituale, l’attrazione del superconscio o restare succube del subconscio.

Dio lascia completa libertà a ogni individuo vivente di seguire il suo autonomo percorso, la sua autonoma ricerca della propria realizzazione, e soprattutto lascia completa libertà a ognuno di noi di scegliere se realizzarci oppure no.

Tu, in ogni momento, nel tempo presente (mente conscia), hai la piena e completa libertà di scegliere come vivere: puoi scegliere di vivere ancorato al passato (mente subconscia) o proiettato al futuro (mente superconscia). Il passato è la tua eredità biologica, il futuro il tuo destino spirituale, la tua realizzazione. La scelta spetta solo a te.

3. Pensarsi come progetto

Decidere di sì, di realizzare la propria realizzazione significa infatti assumersi la responsabilità e l’impegno di compiere il viaggio di trasformazione. La nostra trasformazione è con ogni probabilità il compito più elevato e profondo che ci impegna tutta la vita – è il senso stesso della nostra vita. Perché non solo dobbiamo trovare la nostra realizzazione, ma dobbiamo conquistarla, e una volta conquistata dobbiamo continuare a esprimere la nostra entelechia fino al massimo grado. E anche quando pensiamo di aver raggiunto il massimo livello, c’è sicuramente un livello ancora più elevato che possiamo raggiungere.

Come ogni vera opera d’arte non è stata completata in un giorno, e come ogni grande artista si misura nella qualità della sua maturazione, opera dopo opera, così è anche la tua vita: pensati come un progetto che si sta realizzando, che non è ancora completo ma che sta avanzando. Pensa a te stesso come a un dipinto che stai dipingendo, a una scultura che stai scolpendo: il disegno e la forma ci sono, ma devono essere ancora lavorati affinché tu possa completarli. Pensati con queste splendide parole di Wallace D. Wattles.

Con questo punto di vista dovrai guardare anche a te stesso. Devi sempre vederti come un’anima grande in costante crescita. Impara a dire: “COLUI che è in me è ciò di cui sono fatto, Egli non conosce imperfezioni, debolezze o malattie. Il mondo è incompleto ma Dio nella mia coscienza è sia perfetto che completo. Non può esserci niente di sbagliato se non il mio personale atteggiamento, e può essere sbagliato solo se disobbedisco a COLUI che è in me. Sono una perfetta manifestazione di Dio e mi sforzerò di diventare completo. Sarò fiducioso e non impaurito.” Quando sarai in grado di pronunciare queste parole con consapevolezza e convinzione, avrai perso tutte le paure e sarai notevolmente avanti nel percorso verso una personalità grande e potente.

(Wallace D. Wattles, La Scienza della Grandezza)