La chiave e le porte

Tu puoi davvero superare i tuoi problemi e, soprattutto, tu puoi davvero creare la tua migliore realtà (anzi, tu devi creare la tua migliore realtà!). Ma per farlo, per avanzare verso la tua realizzazione, ti è richiesto di metterti in gioco e di agire in prima persona, senza giustificazioni né alibi. Solo questo ti è richiesto, non da me o da Mind3®, ma dalla Legge Spirituale stessa. Dal sistema spirituale che è la nostra realtà.

Mind3® ti può essere di grande aiuto perché è uno strumento molto avanzato e allo stesso tempo estremamente semplice da usare; è una specie di passe-partout in grado di aprire tutte le porte.

Aprire le porte è la parte più semplice; la parte più difficile, come hai potuto sperimentare anche tu direttamente con questo programma, soprattutto se hai dovuto eseguire la seconda fase, la parte più difficile è trovare quali porte aprire. Ed è qui che entri in gioco tu. Non è Mind3® che ti indica le porte, sei tu che indichi le porte a Mind3®. Sei tu, con il lavoro su di te, che stabilisci quali sono le porte migliori, quelle che ti aprono la strada più veloce alla tua trasformazione.

Come hai visto, non tutte le porte infatti sono uguali, una porta aperta potrebbe dare accesso a un’altra porta – tradotto significa che la risoluzione di un problema potrebbe esserti utile non per “guarire” definitivamente quel problema, ma per farti prendere maggiore consapevolezza del livello più profondo del tuo problema e permetterti di trovare la porta giusta per risolverlo definitivamente.

Due cose so per certo: la prima è che quando si trovano le porte giuste… è fatta! E la seconda è che le porte non sono infinite. Parlo delle porte del subconscio, le porte che ci liberano dalla sofferenza, dai traumi, dai problemi, dagli errori insiti nei codici della nostra esistenza personale e transpersonale. Per quanto riguarda le porte del superconscio la questione non si pone neppure: lì, a quel livello, se si pratica il sistema con costanza e si vivono necessariamente i benefici e i successi che da esso provengono, gli strumenti diventano gioiosa abitudine. Diventano il nostro modo di vivere.

Accendi il tuo fuoco

La cosa più importante che vorrei tu tenessi a mente è che, senza di te, Mind3® non funziona. Come una chitarra che se ne sta appesa a prender polvere, se nessuno la prende e inizia a suonarla, Mind3® non serve a niente senza la tua azione. Mind3® è solo uno strumento: sei tu che lo fai suonare. E molte, troppe volte, mi accorgo che le persone non hanno troppa voglia di suonarlo, questo strumento, né tantomeno di imparare a suonarlo bene. Io ti posso aiutare a suonarlo e posso insegnarti come suonarlo, ma non posso suonarlo al posto tuo. Solo tu puoi farlo. E per farlo devi imparare. E per imparare devi sforzarti in prima persona, devi metterti in gioco.

Tu puoi davvero creare la tua realtà, ma ciò richiede uno sforzo da parte tua: lo sforzo di iniziare e di proseguire, di perseverare, di continuare ad avanzare. Come dice Napoleon Hill, non esiste mai qualcosa in cambio di niente. Non puoi pretendere che le cose vadano come vuoi tu: cambiare ma senza faticare, modificare le cose come piace a te ma mantenendo tutte le tue cose al loro posto. Questo è un modo infantile di ragionare, il mondo non funziona così: non esistono benefici senza sacrifici. E non esiste neppure che le cose si adattino a te: sei tu che devi avere la capacità di adattarti a esse. Non subendole, ma seguendone il corso, con la consapevolezza, anzi con la certezza, che gli accadimenti, poiché tu conosci e segui la Legge, stanno procedendo verso i tuoi obiettivi, verso la tua realizzazione.

E ti accorgerai, mantenendo dritta la tua navigazione, che non solo – come dice il grande William Atkinson – riuscirai a mantenere intatta la tua nave e a procedere fiero e imperturbabile sotto ogni tempesta, ma soprattutto che le acque su cui navighi sono sempre più sicure e i mari che scopri, che prima, da fuori, ti sembravano così pieni di incognite, brulicano di pesci festosi e ti conducono alla foce da cui provengono le acque più cristalline e dissetanti.

Ma devi avere il coraggio di avventurarti in quei mari per scoprire che custodiscono per te ogni ricchezza. Devi abbandonare il porto apparentemente sicuro delle tue abitudini, del tuo passato, perfino il porto sicuro della tua infelicità. Non è un paradosso: ho visto numerosi casi di persone che hanno preferito restarsene al sicuro nella loro zona di comfort piena di frustrazione, rabbia, depressione, infelicità e paure piuttosto che affrontare l’ignoto del cambiamento.

In altri casi, soprattutto più avanzano con l’età, le persone non credono davvero che possa succedere. Che possa davvero avvenire la guarigione. Che davvero possono raggiungere la migliore vita, la loro felicità. Le credenze sul mondo che abbiamo innestate in noi stessi diventano sempre più programmi di realtà e schemi di comportamento. Siamo così abituati al mondo che subiamo, agli stati emotivi negativi che viviamo, ai problemi fisici che abbiamo, da considerarli come la nostra natura, il nostro destino. Diciamo: “È così che vanno le cose”; diciamo: “Io sono fatto così”; diciamo: “È inevitabile”; non riusciamo a mettere in discussione le cose che ci accadono perché le abbiamo acquisite come parte della nostra esistenza biologica, esattamente come l’aria che abbiamo bisogno di respirare e l’acqua che abbiamo bisogno di bere.

La sfida più grande che lancia Mind3® (prima di tutto a me), la sfida più radicale e anzi consapevolmente più folle, è invece mettere in discussione il più possibile tutto; Mind3® ci sfida a vedere dove possiamo spingerci a mettere in discussione qualsiasi nostro “È così”: perfino se siamo nati con il naso a patata o con i denti larghi!

Ma il confine di Mind3® è la scelta di ogni individuo. Questo è anche il limite di Mind3®, anche se questo crea in me, a volte, un forte senso di impotenza e frustrazione. So bene, infatti, che le persone possono avanzare a partire dal loro livello evolutivo e quindi, come saggiamente diceva Socrate, che è l’uomo la misura di tutte le cose. Finché un individuo non riconosce l’esigenza di avanzare, di mettersi in gioco, di evolvere, fino a quando non sente la spinta verso la sua realizzazione, verso il suo miglioramento, verso il vero ottenimento dei suoi desideri, verso il suo vero cambiamento, fino a quando non è lui a decidere di tagliare gli ormeggi dal porto del suo passato e di avventurarsi alla scoperta di sé, io non posso far niente.

Non posso accendere io il tuo fuoco. Se non lo accendi tu, se non lo fai divampare tu, nessun altro può farlo. Quello che posso fare è continuare a dirti che dentro di te c’è il tuo fuoco che puoi accendere e continuare a ripeterti, ripeterti, ripeterti instancabilmente: accendi il tuo fuoco!

 

(2 – Continua)