La necessità del lavoro su di sé (seconda parte)

Scrive ancora Jung:

Non esiste l’umanità. Io esisto, voi esistete. L’umanità è soltanto una parola. Siate ciò che Dio vuole che siate; non vi preoccupate per l’umanità. Preoccupandovi dell’umanità, che non esiste, eludete il compito di guardare ciò che esiste. Così facendo, fate come l’uomo che, affacciandosi sul campo del vicino, gli dice: Guarda, un’erbaccia. E un’altra. Perché non zappi più a fondo? Perché non tieni pulita la tua vigna?”. E intanto il suo campo, alle sue spalle, è pieno di erbacce.

Non è esattamente lo stesso insegnamento di Gesù?

Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt’e due in una buca? Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: “Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. (Luca 6, 39-42)

Basterebbe l’applicazione di questo unico insegnamento per cambiare istantaneamente, da domani mattina, il mondo intero. Basterebbe unicamente questo piccolo, radicale, impossibile (stante quanto accade da millenni) mutamento di atteggiamento mentale per far compiere il prossimo salto evolutivo all’umanità.

Non a caso Gesù è stato definito il più grande individualista. Ascolta quanto dicono due grandi esponenti del Nuovo Pensiero, movimento di pensiero che ha offerto un radicale mutamento nell’interpretazione delle Sacre Scritture, un mutamento dalla visione ortodossa della Bibbia come libro di salvezza alla visione rivoluzionaria della Bibbia come libro di realizzazione. Sono Ernest Holmes e Fletcher A. Harding e la citazione è tratta dal loro splendido ciclo di lezioni raccolte nel volume Il significato della Bibbia.

Gesù è stato il più grande individualista che abbia mai vissuto. Ha basato il suo intero insegnamento sul valore della vita individuale, e sul significato del grande e meraviglioso pensiero che, così come è riaffermato il concetto di una Presenza Divina e di una Legge Universale, questo concetto ora è al centro di ogni essere umano come rivelazione di questa Presenza e come manifestazione di questa Legge. Con Gesù, in altri termini, ci viene rivelato definitivamente che dentro ognuno di noi c’è questa Presenza Divina e si manifesta questa Legge Universale.
Ma come soltanto un grande individualista come Gesù poteva affermare, Gesù affermò che dietro ogni individualità c’è l’unità spirituale, e questa unità spirituale ci tiene tutti uniti nell’unione spirituale e nell’amore fraterno.
Era infatti la missione di Gesù rivelare questa stretta relazione che ogni individuo ha con la Presenza Divina e la Legge Universale.

L’insegnamento di Gesù ci guida alla comprensione che l’universale è veramente nell’individuale e che il cambiamento individuale genera automaticamente, necessariamente il cambiamento universale.

La scelta di seguire la necessità individualistica ci guida dunque alla prospettiva planetaria del lavoro su di sé. Assumendoci la responsabilità della nostra vita al cento per cento, assumendoci la responsabilità dei nostri problemi e della soluzione dei nostri problemi, ognuno di noi, tutti noi, automaticamente contribuiamo a migliorare il mondo. Cambiare se stessi cambia veramente il mondo, perché tutti i problemi del mondo hanno la loro unica origine nell’individuo e possono essere risolti soltanto dall’individuo e nell’individuo, da e in ognuno di noi.

Una frase che cito spesso, costituisce anche l’epigrafe alla quarta parte di questo libro, è del filosofo Pascal:

“Tutti i problemi dell’essere umano nascono
dalla sua incapacità di stare seduto in una stanza.”

Questa frase fotografa in modo esatto il senso del lavoro su di sé che si fa con Mind3®. Seduti in una stanza, entriamo in noi stessi. Così possiamo guarire noi stessi, e guarendo noi stessi, guarire il mondo.

 

(4 – Fine)