Il valore spirituale dei selfie

A scapito di questa apparente celebrazione un po’ compiaciuta della decadenza dei nostri tempi, come è tipico dei “vecchi moralisti” come me, sostengo decisamente il valore spirituale dei selfie. Ecco perché ho parlato di metafisica dei selfie. Perché ti voglio proporre una lettura completamente opposta rispetto a quanto abbiamo fin qui affermato.

Ti voglio proporre un vero e proprio rovesciamento metafisico partendo dall’idea del selfie come proiezione non di noi stessi ma dell’idea che abbiamo di noi stessi. Un’idea che corrisponde a un modello definito, condiviso, sociale. Qualunque sia questo modello a cui noi corrispondiamo attraverso la proiezione di noi stessi, che sia il modello degli addominali scolpiti e delle pelli glabre, che sia il modello del petto villoso e del baffo degli anni Settanta, che sia il modello dell’uomo grassoccio perché in salute di primo Novecento, non importa: quelli sono modelli sociali a cui noi ci conformiamo necessariamente. Chi più, chi meno.

Nel selfie noi proiettiamo un’idea, un’idea di perfezione. Quello che noi proiettiamo nei nostri selfie non siamo esattamente noi stessi.

Esiste la professione di posing coach, ovvero il coach che insegna a fare le pose per i selfie. Se esiste addirittura un professionista che ti insegna qual è il modo giusto per apparire al meglio nelle foto, significa ancor di più che nei nostri selfie non proiettiamo esattamente noi stessi ma proiettiamo sempre un’idea di noi stessi.

L’idea di noi proiettata nei selfie

Qual è l’idea di noi stessi? L’idea di perfezionamento di noi stessi, è un upgrade di noi stessi. In fondo chi proiettiamo nei nostri selfie è una sorta di avatar che incarna un’idea di noi, un’idea più perfetta di noi, una idealizzazione di noi stessi. Noi idealizziamo noi stessi nei nostri selfie.

Qui troviamo la parola chiave del nostro discorso, la parola chiave che ci permette di trasformare il selfie da percorso narcisistico, materialista a percorso metafisico. La parola chiave è proprio idea. Questa parola ha straordinari significati e di sfumature differenti.

Idea viene dal termine greco èidos che identifica due strade complementari, fondamentali della nostra cultura. Le due strade sono incarnate dai due più grandi filosofi dell’antichità, Platone e Aristotele.

Per Platone l’idea corrisponde al mondo delle idee, al mondo delle forme ideali, separato dal mondo delle cose sensibili, contrapposto al mondo imperfetto delle cose sensibili. Il mondo delle idee è il mondo perfetto, il mondo metafisico perfetto che è prima del mondo imperfetto. L’idea è la matrice perfetta di ogni cosa, secondo Platone.

Aristotele utilizza la stessa parola per compiere una geniale inversione. Inietta infatti la forma nella materia, l’ideale nel reale. Infatti èidos viene interpretato come forma, forma che corrisponde in maniera dialettica alla materia. In ogni materia, per Aristotele, c’è sempre una forma. Ma senza la materia che le dà forma, quella forma non potrebbe esistere. Ogni esistenza individuale, quella che Aristotele chiama sìnolo, è un meraviglioso incontro, è il terreno di incontro e di formazione di ciò che la forma è in potenza e di ciò che la materia può diventare attraverso la coniugazione con la forma. Senza una forma, senza una superficie, senza una esteriorizzazione, non ci può essere nessuna realizzazione di nessun contenuto. Questo ci dice Aristotele.

Le due idee dei selfie

Qui sono stigmatizzate le due funzioni essenziali che acquisisce l’idea anche nei selfie: modello ideale, secondo Platone ed esteriorizzazione del contenuto che contiene, secondo Aristotele. Quindi un selfie può essere sia una idea di noi stessi sia un farsi realtà dell’idea che abbiamo di noi stessi.

Se lo leggiamo da un punto di vista platonico, il selfie rappresenta la pura idealizzazione, quella pura idea perfetta che sappiamo di non essere e a cui vanamente aspiriamo.

Se lo leggiamo da un punto di vista aristotelico, quella proiezione di noi stessi è la superficie apparente che contiene in potenza ciò che noi realmente siamo o possiamo essere.

Ma c’è un altro significato fondamentale racchiuso nella parola “idea”. Èidos è anche la radice di eidolon, cioè idolo. Idolo, dal nostro punto di vista, racchiude entrambi i significati, platonico e aristotelico. L’idolo, se pensiamo al senso comune della parola, è sia modello ideale sia forma apparente.

Cristiano Ronaldo per esempio, idolo di tanti, si manifesta nel mondo con tutto un sistema di segni ben codificati. È un idolo perché ha tutti i segni che corrispondono all’idolo: vita lussuosa, belle donne, ricchezza, riccanza, successo, fama etc. Ma l’idolo Ronaldo è ciò che racchiude anche l’idea, l’ideale.

 

(2 – Continua)