Idolo e maschera

L’idolo, se pensiamo al senso comune della parola, è sia modello ideale sia forma apparente.

Cristiano Ronaldo per esempio, idolo di tanti, si manifesta nel mondo con tutto un sistema di segni ben codificati. È un idolo perché ha tutti i segni che corrispondono all’idolo: vita lussuosa, belle donne, ricchezza, riccanza, successo, fama etc. Ma l’idolo Ronaldo è ciò che racchiude anche l’idea, l’ideale.

L’idolo come apparenza, come superficie di culto è una maschera. È interessante che il termine maschera in latino corrisponda alla parola persona. In latino, infatti, persona indica la maschera che l’attore indossava quando recitava.

Il concetto di persona è fondamentale per Carl Gustav Jung, il fondatore della psicologia transpersonale. Per Jung quando noi siamo persona, non siamo realmente noi stessi. Crediamo di essere noi stessi ma in realtà non facciamo altro che riprodurre i modelli sociali, culturali, educativi dominanti.

Persona vs Individuo

Jung contrappone la persona all’individuo. Il percorso essenziale di ognuno di noi deve essere proprio quello dell’individuazione, del diventare ognuno di noi individui, del diventare sempre di più noi stessi, staccandoci dalla persona, dai modelli che ci vengono fatti indossare dal sistema esterno per trovare veramente noi stessi; usando le parole di René Daumal, “per essere ciò che si è senza imitare nessuno”.

Dalla persona, da ciò che siamo superficialmente, da ciò che appariamo all’individuo a chi veramente siamo. Tradotto nei nostri termini, dal selfie a chi veramente è dietro quel selfie.

Riepiloghiamo: selfie come idealizzazione di sé, idealizzazione deriva da idea. Idea in senso platonico è il modello perfetto. Idea in senso aristotelico è la manifestazione in continua trasformazione di un contenuto potenziale. Idea come idolo, idolo come maschera e come ciò che è dietro la maschera. Idolo come persona e come maschera che rivela ciò che è dietro la persona, l’individuo.

È esattamente questa la strada metafisica perché, come hai potuto notare, modello perfetto e realtà imperfetta, forma e contenuto, superficie e profondità, maschera e volto, persona e individuo non sono separati. Sono connessi. Sono connessi in una direzione precisa, in uno schema preciso che dal reale porta all’ideale, dalla forma porta al contenuto, dalla superficie porta alla profondità, dalla maschera porta al volto, dalla persona porta all’individuo.

È proprio questo quello che riusciamo a notare nell’ossessione dell’apparenza, dell’estetica, dell’apparire, della bellezza, aldilà delle ostentazioni e dei modelli deteriori che necessariamente, parassitariamente contaminano e indeboliscono la verità insita nel processo.

L’idea di cui si è in cerca

La verità insita nel processo, secondo me, è che in ogni idolo si cerca istintivamente l’idea. In ogni reale si cerca istintivamente l’ideale. In ogni maschera si cerca inconsciamente il volto. In ogni superficie la profondità. In ogni apparenza la sostanza. In ogni forma il contenuto. In ogni persona l’individuo. In ogni materia lo spirito.

Così come dietro il culto di ogni idolo si cela la tensione inconscia alla trascendenza, così come dietro la maschera si cerca il volto di Dio, allo stesso modo dietro un selfie si cela la tensione inconscia alla spiritualità.

Questo ci dimostra inequivocabilmente che dietro la superficie ci deve essere necessariamente una profondità e che la profondità è riflessa nella superficie, per quanto questa superficie possa essere opaca. Questo ci dimostra che dietro un semplice selfie, dietro un semplice gesto narcisistico si cela la tensione inconscia – che l’umanità ha impiantata in sé, radicata in sé – verso la spiritualità che è la vera realizzazione, il vero compimento.

Tensione celeste

La tensione che è dietro anche i selfie la spiega magnificamente san Paolo nella prima lettera ai Corinzi quando parla di risorgere il nostro corpo animale nel nostro corpo spirituale, quando parla del primo uomo, l’Adamo terrestre, e del secondo uomo, l’Adamo celeste.

“Si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale. Se c’è un corpo animale, vi è anche un corpo spirituale, poiché sta scritto che il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale. Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo. Quale è l’uomo fatto di terra, così sono quelli di terra; ma quale il celeste, così anche i celesti. E come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste”.

E come abbiamo portato l’immagine di noi stessi su un selfie, così potremo proiettare la vera realtà di noi stessi in ciò che siamo veramente, nella nostra vera realizzazione, che è sempre e solo la realizzazione spirituale, invisibile, senza forma, senza immagine.

La direzione metafisica e spirituale del selfie ora dobbiamo tradurla in realtà. Da inconscia dobbiamo farla diventare conscia, dobbiamo strappare la maschera degli idoli per incontrare il volto di Dio.

Questo è esattamente quello che Dio ci chiede di fare, è unicamente quello che Dio ci chiede di fare da circa dodicimila anni.

Distruggere gli idoli, rompere il velo dell’apparenza per trovare la vera realtà infinita.

Tutto questo è già in noi, è già pronto in noi. Tutto è pronto, manchiamo solo noi. Dio ci aspetta con pazienza, per questo Gesù ha detto con immensa compassione verso l’umanità: “lo spirito è pronto, ma la carne è debole”.

 

(3 – Fine)