“È la tua ultima occasione. Se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del bianconiglio.”

(Matrix)

 

Un grande scienziato e scrittore, Carl Sagan, autore del romanzo Contact (divenuto film e diretto da Robert Zemeckis) ha proposto ulteriori classificazioni delle civiltà.

Essenzialmente, basandosi sulla misura di dieci miliardi, che è il rapporto che vi è tra una civiltà e un’altra rispetto al consumo di energia, Carl Sagan ha suddiviso le civiltà in ulteriori dieci sotto tipi.

La nostra civiltà può essere classificata come Civiltà di Tipo 0.

Sulla base di questa ulteriore classificazione, la nostra civiltà si avvicina più o meno a un livello di 0,7. Non siamo perciò lontanissimi da una civiltà realmente planetaria ovvero una Civiltà di Tipo I.

Sebbene la nostra civiltà sia ancora alquanto primitiva, si vedono già i primi segnali di una transizione. Ecco alcuni elementi:

  • Internet è un sistema emergente di una Civiltà di Tipo I. Ha i requisiti per diventare l’ossatura di una rete di comunicazione planetaria veramente universale.
  • L’economia di una Civiltà di Tipo I non sarà dominata dalle nazioni ma da vasti blocchi commerciali simili all’Unione Europea o agli Stati Uniti d’America.
  • La lingua della nostra Civiltà di Tipo I sarà con ogni probabilità l’inglese che è già la seconda lingua più importante del pianeta. In molti Paesi del Terzo Mondo, i ceti alti e le persone con una educazione universitaria tendono a parlare sia l’inglese sia la lingua locale. L’intera popolazione di una Civiltà di Tipo I potrebbe essere bilingue, parlare una lingua locale e la lingua planetaria.
  •  Anche se continueranno a esistere per secoli, gli stati nazionali diventeranno sempre meno importanti a causa della caduta delle barriere commerciali nonostante i tentativi antistorici che stiamo vivendo in questo periodo, per esempio con i dazi commerciali voluti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La spinta tecnologica non si può fermare, la spinta della evoluzione planetaria non si può fermare e vi è una ragione molto semplice per cui questi tentativi si rivelano dei fallimenti anche dal punto di vista economico: innescano delle reazioni a catena che diventano dannose per tutti, anche per chi ha voluto instaurare questi dazi per avvantaggiare la propria economia.
  • Vi è un elemento fondamentale, che impedisce che questi tentativi possano avere successo sul medio e sul lungo periodo. Questo elemento è la sempre maggiore interdipendenza economica mondiale. Gli stati moderni nacquero in parte a opera di capitalisti e di chi voleva un sistema unico di valuta, di frontiere, di tasse e di leggi su cui basarsi per fare affari. Nel momento in cui gli affari assumono una natura sempre più internazionale, le frontiere – che ci piaccia o no – diventano sempre meno rilevanti. Nessuno stato può da solo fermare la marcia verso una Civiltà di Tipo I.
  • Anche le guerre cambiano notevolmente in questa transizione. Probabilmente esse non ci abbandoneranno mai ma la natura della guerra cambia e cambierà sempre di più con l’emergere di una nuova borghesia planetaria più interessata al turismo e all’accumulo della ricchezza e delle risorse che alla dominazione di altri popoli o al controllo di un mercato o di una particolare regione.
  • La lotta all’inquinamento è un altro elemento di transizione verso una Civiltà di Tipo I. Essa assumerà sempre di più un carattere globale. Problemi come i gas serra, le piogge acide, la distruzione della foresta pluviale trascendono i vari confini nazionali. La pressione esercitata dalle nazioni vicine sui Paesi inquinanti perché pongano riparo ai danni causati non verrà mai meno. Lo vediamo già oggi con quello che sta accadendo nel Brasile del presidente Bolsonaro e nella distruzione della foresta amazzonica che forse – per la prima volta nella storia planetaria – è diventata veramente un’emergenza planetaria, sentita da tutte le persone di tutto il mondo. Questo esempio ti dimostra che la comprensione dei problemi ambientali sta diventando sempre più globale e che diventerà sempre più globale anche la pressione dei vari Paesi su quelli più inquinanti e sarà sempre più globale la necessità di gestire questi problemi e di trovare soluzioni.
  • Con la graduale saturazione delle risorse, per esempio la disponibilità di pesce, grano e acqua, causata dall’eccesso delle colture intensive da un lato e dei consumi dall’altro, aumenterà la pressione a favore di una gestione globale delle risorse come unica alternativa alla carestia e al collasso.

 

Tutte queste forze sfuggono al controllo del singolo individuo o della singola nazione. Internet, anche se gli Stati ce la mettono tutta, in particolare gli Stati più dittatoriali, non può essere bandita. Non possono essere bandite, frenate o rimosse tutte le altre pressioni di trasformazione.

Questo ci dimostra che la transizione dalla Civiltà di Tipo 0 alla Civiltà di Tipo I è anche la fase più rischiosa. Dimostra ancora quella brutalità che – ci dice Michio Kaku – ha caratterizzato la nostra specie fin dall’uscita dalle foreste.

In un certo senso, l’evoluzione della nostra civiltà è una corsa contro il tempo. Da un lato, infatti, il cammino verso una Civiltà di Tipo I potrebbe garantirci un’era di pace e prosperità senza precedenti ma, dall’altro, le forze dell’entropia, l’effetto serra, l’inquinamento, la guerra nucleare, il fondamentalismo e le malattie possono ancora distruggerci.

 

(3 – Continua)