Civiltà di Tipo III

“Buongiorno, signori. Queste sono comunicazioni registrate precedentemente alla vostra partenza e che per motivi di segretezza di estrema importanza erano note a bordo, durante la missione, soltanto al vostro elaboratore HAL 9000. Ora che siete nello spazio di Giove, e che tutto l’equipaggio è tornato alla vita normale, voi potete conoscerle. Diciotto mesi fa è stata scoperta la prima testimonianza di vita intelligente al di fuori della Terra. Era semisepolta dodici metri al di sotto della superficie lunare, vicino al cratere Tycho. A eccezione di un’unica, potentissima emissione radio puntata su Giove, il monolito nero, che conta quattro milioni di anni, era rimasto completamente inerte. Le sue origini e il suo scopo sono ancora un mistero assoluto.” (2001: Odissea nello spazio)

 

Spingiamoci ancora più avanti nel futuro, tra centomila o cinquecentomila anni fino ad arrivare alla Civiltà di Tipo III.

Una volta raggiunto questo livello, una civiltà potrebbe iniziare a prendere in considerazione le energie strabilianti alle quali lo spazio e il tempo diventano instabili. Ricordiamo che l’energia di Planck è quella alla quale gli effetti quantistici prendono il sopravvento e lo spazio-tempo assume la consistenza di una schiuma costellata di bollicine e passaggi spazio temporali. Attualmente l’energia di Planck è fuori dalla nostra portata ma solo perché il nostro modo di misurare l’energia è quello di una civiltà di tipo 0,7. Una civiltà che raggiunga lo status di Tipo III avrà accesso a energie dieci alla ventesima alla volta maggiori di quelle attualmente disponibili sulla Terra.

L’astronomo Ian Crawford dello University College di Londra ha scritto, a proposito delle Civiltà di Tipo III, che ipotizzando una distanza tipica tra le colonie dell’ordine di dieci anni luce, una velocità delle astronavi pari al dieci per cento della velocità della luce e un periodo di quattrocento anni tra la fondazione di una colonia e l’invio dei primi coloni da parte della stessa, il fronte d’onda della colonizzazione si espanderà a una velocità media di 0,02 anni luce all’anno. Dato che la galassia ha un diametro di centomila anni luce, basteranno cinque milioni di anni per colonizzarla completamente. Nonostante si tratti, in termini umani, di un lungo intervallo di tempo, non è che lo 0,05 per cento della galassia. Gli scienziati hanno fatto dei tentativi seri di individuare delle emissioni radio provenienti da Civiltà di Tipo III all’interno della nostra galassia.

Il radiotelescopio gigante di Arecibo, in Porto Rico, ha esplorato buona parte della galassia alla ricerca di segnali radio con una frequenza di 1,42 giga hertz che corrisponde a una linea spettrale dell’idrogeno gassoso. L’analisi non ha trovato traccia di emissioni radio in quella banda da parte di civiltà che emettano con una potenza compresa tra dieci alla diciottesima e dieci alla trentesima watt, ossia comprese tra il Tipo di Civiltà 1,2 e il Tipo di Civiltà 2,4. I risultati però non escludono l’esistenza di civiltà che abbiano una tecnologia di poco superiore alla nostra cioè di tipo maggiore di 0,8 e inferiore a 1,1 o molto più avanti di noi ossia di Tipo 2,5 e oltre. I dati non escludono altre forme di comunicazione. Una civiltà avanzata, per esempio, potrebbe inviare segnali laser anziché radio e se anche usasse la radio, potrebbe scegliere frequenze diverse da 1,42 giga hertz. I suoi abitanti potrebbero distribuire il segnale emesso su un ampio spettro di frequenze per ricomporlo all’estremità ricevente, in tal modo una stella di passaggio o una tempesta cosmica non potrebbero interferire con il messaggio. Chiunque intercettasse un segnale così distribuito non udirebbe che dei suoni incomprensibili. Se nel nostro universo esistesse una Civiltà di Tipo III, allora una delle preoccupazioni maggiori dei suoi abitanti non sarebbe quella di costruire un sistema di comunicazioni galattico.

Naturalmente ciò dipenderebbe dalla loro capacità di padroneggiare una tecnologia che permetta di spostarsi più velocemente della luce, ad esempio attraverso dei cunicoli spazio temporali, i wormholes. Se non ne saranno in grado, il loro sviluppo ne risulterà fortemente compromesso.

Freeman Dyson ha ipotizzato che una società del genere potrebbe vivere in un universo carrolliano riferendosi a Lewis Carroll, autore del famosissimo Alice nel Paese delle meraviglie. In passato, scrive Dyson, la società umana era organizzata in piccole tribù per le quali lo spazio era assoluto ma il tempo era relativo. Ciò significava che la comunicazione tra tribù distanti era impossibile e che tutto quello che si poteva fare nell’arco di una vita consisteva nell’avventurarsi a breve distanza da dove si era nati. Ogni tribù era separata dalle altre dalla vastità di uno spazio assoluto. Con l’avvento della rivoluzione industriale siamo entrati in un universo newtoniano nel quale sia lo spazio sia il tempo sono assoluti e le tribù disperse sono state riunite in nazioni dalle navi e dalla ruota.

Nel Ventesimo secolo abbiamo fatto il nostro ingresso in un universo einsteiniano, nel quale lo spazio e il tempo sono relativi. Grazie all’invenzione del telegrafo, del telefono, della radio e della televisione, la comunicazione è diventata istantanea. Una Civiltà di Tipo III potrebbe ritrovarsi in un universo alla Lewis Carroll con sacche di colonie spaziali separate da vaste distanze interstellari, incapaci di comunicare tra di loro a causa della barriera costituita dalla velocità della luce. Per riuscire a sfuggire alla frammentazione di un universo del genere, una Civiltà di Tipo III potrebbe aver bisogno di costruire cunicoli spazio temporali, dei wormholes che le permettano di comunicare più rapidamente della luce a livello subatomico.

 

(6 – Continua)