Mi ha scritto via Facebook un ragazzo che utilizza diversi strumenti della casa editrice che ho fondato, Area51 Publishing, per creare la realtà, e mi ha fatto una domanda a mio parere cruciale, la cui risposta credo possa interessare anche te e tutti coloro che sono interessati all’esplorazione e alla conoscenza spirituali.

Mi ha chiesto, essenzialmente:

Io sono un credente, e quando nei vari metodi trovo struttura spirituale o intelligenza infinita, penso a Dio. È corretto oppure ci si riferisce a cose differenti?

Ecco la mia risposta.

“Grazie davvero per la tua domanda perché tocca un problema centrale che mi devo continuamente porre come editore di contenuti di crescita personale e spirituale, che sono destinati a un ampio pubblico.

Ti rispondo subito per quanto mi riguarda: io considero la struttura spirituale Dio, per me perciò è Dio, non è un suo surrogato né tantomeno è qualcos’altro.

La struttura spirituale è coscienza e intelligenza, e credo (sono certo) che Dio sia coscienza e intelligenza. E che se tutti noi possediamo coscienza e intelligenza ciò accade perché l’universo, DIO, è coscienza e intelligenza.

Per me perciò non c’è alcuna distinzione tra struttura spirituale, intelligenza infinita, universo e Dio. È sempre DIO.”

 

La necessaria ambiguità

“Il problema che può emergere, come hai ben notato, è che si rischia di essere ambigui.

Questa ambiguità la considero, ahimè, un male necessario. Come ti dicevo poc’anzi infatti, il problema riguarda il COMUNICARE questi contenuti.

Oggi viviamo in un’epoca complessa, veloce, piena di informazioni che ci arrivano da tutte le parti. Perciò la conoscenza o per meglio dire l’infarinatura che si ha di queste tematiche è frutto di una formazione eterogenea, che proviene da fonti eterogenee, di cui è difficile dare continuità e da cui è difficile trovare unitarietà.

Da una parte la cultura mainstream (materialista) liquida tutti questi metodi e strumenti come fandonie, dall’altra la ristrettezza dell’orizzonte spirituale, in Italia, strozzato (lo dico senza alcuna polemica, è un fatto) dall’egemonia della Chiesa cattolica, impedisce che si sviluppi una vera libera conoscenza spirituale e religiosa, e da un’altra parte ancora il proliferare dei complottismi e anticlericalismi diffusi rischia di far cadere nel fraintendimento ogni cosa spirituale che si afferma.”

 

La difficoltà di parlare oggi di Dio

“Detto in altri termini, parlare di DIO è oggi molto difficile.

Ecco perché si devono trovare dei termini che pur mantenendone il significato – e l’impegno – possano rivolgersi a tutti.

Penso di poterti parlare liberamente in questo senso perché hai usato un termine che mi ha fatto capire che hai riflettuto molto sulla questione.

Il termine è CREDENTE.

Non è un termine che va affatto sottovalutato, anzi secondo me è il termine del futuro, il termine che può far superare ogni settarismo e aprire le porte alla vita spirituale, quella che io con il mio lavoro e la mia vita cerco ogni giorno di promuovere (lavorando prima e sempre su me stesso).

Anch’io mi professo infatti CREDENTE – per meglio dire mi professo credente monoteista. Il che significa, semplicemente, che credo in DIO. Dio, l’energia di ogni energia, la coscienza di ogni coscienza, l’intelligenza di ogni intelligenza.

Non credo ci siamo bisogno di altro che di Dio, come peraltro Dio ci dice e ripete per tutto l’antico e nuovo testamento.”

 

Nel prossimo post vorrei approfondire ulteriormente questo argomento che ritengo davvero epocale.

 

(1 – Continua)