In questa serie di tre post ti vorrei parlare della Connessione Spirituale e illustrarti una tecnica molto semplice di Connessione Spirituale.

Potrai utilizzare questa tecnica per diversi scopi.

  1. Potrai utilizzarla in senso puramente spirituale, per sentire la realtà di questa connessione, per sentire la presenza della realtà spirituale nella tua vita.
  2. Potrai utilizzarla anche come tecnica preliminare per la concentrazione, per la meditazione, per il rilassamento, per tecniche di yoga etc perché ti permette di centrare e integrare la tua energia mentale attraverso l’allineamento e la connessione.
  3. Infine questa tecnica ti può essere utile anche nella tua vita quotidiana per ritrovare, nel caos di ogni giorno, un approdo, un porto sicuro, un rifugio.

Due assiomi fondamentali

Prima di imparare come eseguire la tecnica (una tecnica così semplice che potremmo definirla quasi una “non-tecnica”) dobbiamo concentrarci su due aspetti preliminari molto importanti.

Dobbiamo infatti considerare due presupposti fondamentali indimostrabili, quelli che, nella scienza occidentale, si chiamano assiomi: principi che accettiamo come veri ma che sono indimostrabili.

  • Primo assioma: la realtà spirituale esiste.

Anche se sei scettico, prova. Se una realtà spirituale può esistere (non necessariamente una realtà divina), parliamo di una realtà più alta, alta e altra, una realtà più elevata.

  • Secondo assioma: possiamo entrare realmente in connessione con questa realtà spirituale.

Accettare il fatto che così come entriamo quotidianamente in connessione con la realtà materiale attraverso i nostri cinque sensi così possiamo, attraverso altri sensi, entrare in connessione con la realtà spirituale.

Due problemi fondamentali

Accettate queste due premesse, accettati questi due assiomi, consideriamo due problemi fondamentali e come superarli.

  • Il primo problema è quello della tecnologia.

Siamo abituati a considerare l’efficacia di qualcosa attraverso la complessità della sua tecnologia. Più qualcosa è complesso dal punto di vista tecnologico, più esso è efficace. Ecco allora il proliferare di strumenti sempre più complicati e anche, a volte, macchinosi. Siamo qui di fronte al problema che potremmo esprimere con questa domanda: che tipo di tecnologia usiamo per la Connessione Spirituale? Siamo in una dimensione altra, una dimensione che non è esteriore ma interiore. Dobbiamo presumere allora che questa tecnologia sia invisibile e forse neppure così complicata.

Possiamo trovare tracce di questa semplicissima e invisibile tecnologia in schemi, meccanismi e azioni che attiviamo spontaneamente, che abbiamo già in noi, predisposti spontaneamente.

A questo proposito, cito due grandi della spiritualità.

Il primo, Blaise Pascal, dice: “Tutti i problemi dell’essere umano nascono dalla sua incapacità di stare seduto in una stanza”. E sembra proprio che qui Pascal ci abbia già descritto la tecnologia che ricerchiamo: sedersi in una stanza, in silenzio e chiudere gli occhi. Una tecnologia così semplice, così banale che non ci viene nemmeno in mente di pensare che sia una tecnologia.

Il secondo grande maestro spirituale, Gesù, in un passo del Vangelo di Matteo dice: “Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il padre tuo nel segreto; e il padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”. (Vangelo di Matteo 6,6-8)

Dio ti ascolta nel silenzio; se vuoi parlare con Dio, se vuoi entrare in connessione con Dio, entra nel silenzio ed è lì, nel silenzio, che trovi Dio.

In effetti, fin dall’Antico Testamento ci viene mostrata questa tecnologia: non è altro che entrare nel silenzio, mettersi in ascolto e ascoltare la voce di Dio. È la voce che chiama, per esempio, Samuele; è la voce a cui rispondere “Eccomi”.

Questa è l’unica tecnologia che ci serve, una tecnologia così semplice da essere quasi ovvia. Così ovvia da essere dimenticata.

  • Il secondo problema da considerare e superare è quello delle immagini.

Perché è un problema? Perché nella Connessione Spirituale il nostro obiettivo è andare oltre le immagini, riuscire a connetterci su quello spazio, con quello spazio, con quella dimensione che è oltre e altra da qualunque tipo di forma, da qualunque tipo di immagine. Da qui la necessità di considerare questo problema, un problema che, dal mio punto di vista, è epocale, immenso.

La parola greca εἶδος è la radice dei due sensi in cui possiamo intendere le immagini (e il problema delle immagini).

Questa parola ha due significati principali:

  1. idea: ciò che, secondo Platone, è oltre le immagini, la matrice e la struttura fondamentale, il modello perfetto di ogni immagine.
  2. immagine: immagine come simulacro, da qui deriva il termine idolo.

 

(1 – Continua)