Io non vedo molta differenza tra investitori miliardari, proprietari o responsabili di fondi stratosferici che si buttano nell’avventura fallimentare e truffaldina di una fantomatica start-up sanitaria e tutti i piccoli e medi investitori, gli artigiani e gli imprenditori attratti dai soldi facili.

Oggi i soldi sembrano ancora più facili perché disintermediati dalla tecnologia che rende tutto più apparentemente istantaneo e che rivende i forma 3.0 il vecchio ritornello del “massimo guadagno con il minimo sforzo”.

Il punto per me non è il denaro in quanto tale, il punto non è il “denaro cattivo” ma il problema è il denaro come fine errato.

C’è una serie tv che mi piace molto, si chiama Billions e riguarda lo scontro etico, morale, giuridico, personale, politico, familiare tra un potente procuratore distrettuale di New York, Chuck Rhoades, e un miliardario della finanza, Bobby Axelrod, detto Axe. Qui lo scontro tra sogni e soldi – con meccanismi genialmente invertiti come nella migliore tradizione noir, dove il bene e il male si sovrappongono, si incrociano e a volte si invertono – diventa davvero emblematico.

Ti riporto qui una citazione che spiega bene il punto. È tratta dal dialogo tra la psicologa dell’azienda di Axe (che è la moglie del procuratore distrettuale e sta cercando di cambiare lavoro) e la responsabile delle risorse umane di un’azienda.

“La missione è il profitto. Ma io e qualche socio anziano siamo cresciuti al tempo in cui Wall Street era tutto ‘uccello e palle’ e niente cervello. Cerchiamo di praticare la professione con meno egoismo in questo posto, in un ambiente più collaborativo e inclusivo ma è un equilibrio delicato.”

 La missione è il profitto. Il profitto ormai è così innestato nel nostro DNA, nella nostra visione delle cose, è così innestato nei nostri sogni che è diventato la nostra missione, la nostra visione.

Se fossi un profeta, direi che questa è idolatria. Siamo di fronte al culto del Baal, i soldi sono il nuovo culto, sono la nuova religione, sono la nostra missione.

Forse il mio discorso può apparire moralista, in questi tempi così cinici un po’ di moralismo non fa male.

 

I sogni: Don Rosa

Non ho dimenticato Don Rosa, la seconda figura esemplare di questo confronto tra soldi e sogni.

Don Rosa è il più grande erede di Carl Barks, uno dei maggiori autori del Novecento, il più grande autore Disney, l’uomo che ha inventato il mondo di zio Paperone. Carl Barks è chiamato infatti “l’uomo dei paperi”.

Don Rosa è considerato il suo erede. Non è stato un suo allievo, non è stato iniziato da Carl Barks, non ha ricevuto nessuna eredità. Don Rosa era semplicemente un fan di Carl Barks.

La casa editrice Panini Comics ha pubblicato The Don Rosa Library che ti consiglio vivamente perché è un’immersione nei sogni più vivaci e gioiosi di quel mondo immaginifico dei paperi Disney. Da The Don Rosa Library ti propongo alcune citazioni.

Ricordando i suoi esordi, Don Rosa dice:

“Io non ero un disegnatore professionista, non avevo mai studiato arte e mi ero semplicemente dilettato nel disegno umoristico per hobby, al liceo e poi all’università. Infatti intorno al 1982 ci avevo completamente rinunciato. Quando ho iniziato a disegnare i fumetti con i paperi, erano cinque anni che non disegnavo. Come per qualsiasi altra cosa, per disegnare non è necessario avere talento. È un’abilità che si acquisisce attraverso un lungo processo di studio e soprattutto con la pratica. Poiché io non avevo mai pensato di fare il cartoonist per vivere, non avevo mai disegnato a parte qualche ora a settimana per il giornale della scuola o le fanzine di fumetti. Ecco perché i miei disegni hanno un aspetto underground. Non perché fossi un imitatore di Robert Crumb che stava tentando di diffondere l’arte underground nei fumetti Disney, come alcuni critici affermano pretestuosamente. Solo perché era il massimo che sapessi fare come disegnatore. Credo che io e Crumb avessimo uno stile simile perché siamo entrambi cresciuti realizzando fumetti per divertimento sin da bambini. Senza mai prendere troppo sul serio il disegno e senza tentare di sviluppare uno stile che potesse piacere a un direttore editoriale di fumetti. Disegnavamo solo per divertirci. Chi decide di disegnare per mestiere imparerà a farlo con un minor numero di tratti di inchiostro necessari per rendere un’idea in modo da realizzare la maggior mole di lavoro possibile nel minor tempo aumentando i propri introiti. Per me disegnare fumetti era un modo per divertirmi nel tempo libero per cui più tempo ci mettevo più tempo libero avrebbe occupato. Più erano gli inutili e irritanti dettagli che inserivo nei miei disegni più mi divertivo.”

Lo trovo incredibilmente e genialmente assurdo.

Se leggi le storie di Don Rosa, se guardi i suoi disegni, ti renderai conto che sono una delle cose più precise e dettagliate che tu possa mai incontrare. Le sue tavole sono davvero delle sinfonie visive. Questa è la sua caratteristica. Questo è il suo segno artistico. Questo è quello che gli ha dato ricchezza, notorietà, successo, un intramontabile successo internazionale. Stiamo parlando del secondo più grande disegnatore Disney di tutti i tempi.

Tutto questo nasce esclusivamente dai suoi sogni. Nasce da un processo paradossalmente antieconomico che poi è diventato anche economico. Prima i sogni, poi i soldi.

Prima i sogni, poi i soldi per Don Rosa.

Prima i soldi, poi la galera per Elizabeth Holmes.

Questo è il punto: prima i soldi o prima i sogni? Questo è il problema.

 

Il tuo fine

Ricordo che anni fa partecipai a una convention di network selling, cioè di vendita a network. Vendevano assicurazioni. Fui invitato anche io e andai ad assistere. Durante la convention venivano dati premi per il miglior venditore, venivano annunciate cose straordinarie, nuovi eventi, venivano prospettati splendidi orizzonti di guadagno, magnifiche sorti etc.

Ricordo che il leder di questo network continuava a usare la parola “sogno”. Continuava a ripetere questa formula: “il nostro sogno”. “Questo è il nostro sogno” diceva e continuava con “andremo avanti per realizzare il nostro sogno”. Mentre lui ripeteva ispirato che stava creando il loro sogno, io pensavo “ma qual è il tuo sogno?”. Il suo sogno erano i soldi. Il sogno di quel progetto erano i soldi. E quel progetto è fallito.

Non sto demonizzando i soldi, sto solo dicendo che i soldi non possono essere il sogno. Non possono essere il tuo fine. I soldi possono essere il mezzo per il sogno, il fine giustifica il mezzo per realizzarlo. I sogni giustificano i soldi. Siamo una realtà che funziona attraverso lo scambio di denaro.

Io faccio l’imprenditore, non potrei realizzare quello che sto facendo in questo momento senza i soldi. Non potrei fare la mia radio senza i soldi. Non potrei creare questi contenuti senza i soldi. Ma il mio sogno non sono i soldi, il mio sogno è cambiare il mondo attraverso il cambiamento che ognuno di noi può fare su se stesso, con se stesso, da se stesso, per se stesso attraverso gli strumenti di cambiamento, di miglioramento, di evoluzione personale e spirituale. Questo è il mio sogno e ho bisogno dei soldi per realizzarlo ma i soldi non posso giustificarli come fine.

Aristotele lo diceva con chiarezza: sono il giusto mezzo. Sono il mezzo necessario per realizzare il fine. Devono essere al servizio del fine. Non si lavora per i soldi. Non si può lavorare per i soldi. Lo dico con le parole di Ernest Holmes nel suo I dieci comandamenti. “Non si può uscire dalla Legge. E la Legge funziona in una direzione precisa che è quella del fine più alto”.

Il tuo fine più alto deve essere il tuo sogno. Il tuo sogno è quello che fa la felicità. I soldi sono il mezzo per il tuo sogno. Il tuo sogno giustifica i soldi.

Lo spiega chiaramente, con parole terse, san Tommaso d’Aquino nella Somma contro i gentili. Nel primo capitolo del libro primo esordisce così:

“La regola di quanto è ordinato a un fine deve desumersi dal fine stesso. Poiché ogni cosa è disposta nel migliore dei modi quando è ben ordinata al proprio fine, essendo il fine il bene di ogni cosa. Ma il nome di sapiente in senso assoluto va riservato a colui che rivolge la sua considerazione al fine dell’Universo che poi è anche il principio di tutte le cose. Quindi l’ultimo fine dell’Universo è necessariamente un bene di ordine intellettuale. Ossia è la verità. Perciò è necessario che la verità sia l’ultimo fine di tutto l’Universo e che la sapienza abbia come scopo principale la considerazione della verità. Ecco perché la sapienza divina incarnata attesta di essere venuta al mondo per manifestare la verità. (Giovanni 18,37): ‘Per questo io sono nato, e per questo sono venuto al mondo, per rendere testimonianza alla verità’.”

Qual è la verità, il fine più alto di Don Rosa?

Qual è quello che la maestra del Nuovo Pensiero, Genevieve Behrend, chiamava il “prototipo spirituale”, cioè il fine spirituale di Don Rosa? Creare i più meravigliosi sogni attraverso il suo disegno e farci sognare, farci immaginare, farci godere della grandezza dei sogni attraverso il suo disegno.

Questo è il suo fine più alto, il suo fine spirituale e lo ha raggiunto.

Domandati sempre qual è il fine per cui stai facendo quello che stai facendo. Qual è il fine più alto del tuo progetto, della tua idea?

Quando lo trovi, stai sicuro che il successo è assicurato.

Perché quello è il successo che segue la Legge, che dice chiaramente

“cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta.” (Matteo 6,33)

(2 – FINE)