Vorrei parlarti di un insegnamento molto potente, tratto da una serie tv che seguo con grande passione, tocca in me corde molto profonde e sento che trascende i meccanismi di entertainment; questa serie si chiama Ray Donovan, vede protagonista un gigantesco Liev Schreiber e tratta essenzialmente della sofferenza di una famiglia.

 

Karma moderno

Il centro drammaturgico di questa serie tv è una sofferenza che non potrei che definire karmica; vi sono tentativi di espiazione e di rottura della catena di questa sofferenza; a volte questi tentativi riescono mentre altre volte i protagonisti restano imprigionati nella loro sofferenza karmica. Tra le tante scene di cui potrei parlarti ne ho selezionate due tra le più significative, e che veicolano un potente insegnamento.

 

Tu non sei loro

La prima è tratta dal secondo episodio della sesta stagione e vede come protagonisti Smitty, fidanzato di Bridget (la figlia di Ray), il quale fa la sua dichiarazione d’amore con tanto di anello, ma le cose non vanno come lui si aspetta. Attenzione: il punto importante è il finale, ovvero ciò che Smitty dice, la sua reazione positiva e costruttiva che si conclude con una frase molto potente. Nel momento culminante della proposta, infatti, viene bloccato dalla reazione scioccata di Bridget, la quale gli confida che il suo smarrimento è dovuto alle sue precedenti relazioni con altri uomini, che si sono sempre tradotte in tragedia; ed è proprio qui che Smitty prontamente risponde: “Io non sono loro”.

 

Spezzare la catena

La seconda scena vede protagonista uno dei personaggi chiave della serie: Bunchy (uno dei fratelli di Ray), che ha subito abusi sessuali da bambino ed è rimasto irrimediabilmente traumatizzato. Bunchy avvia una sorta di relazione tentennante con una donna che ha già un figlio, e per questo è terrorizzato dall’idea di diventare colui che può, a sua volta, abusare di questo bambino; così finisce a parlarne con il suo gruppo di auto-aiuto. Bunchy racconta di essersi trovato, suo malgrado, a dover tirare fuori dalla vasca da bagno Clifford (il figlio di Betty) e quando il piccolo si avvinghia a lui, nudo, Bunchy lo scaccia.

A seguito del trauma subito, come rivela in seguito, egli teme di essere inconsciamente destinato a far del male al bambino. A questo punto uno dei partecipanti alla seduta lo rassicura rispondendo che la funzione del gruppo è tutta qui: spezzare la catena.

Proprio qui risiede il doppio, potentissimo insegnamento:

Noi non siamo loro e siamo qui per spezzare la catena

 

Tu non sei loro, tu sei qui per spezzare la catena

Tu non sei loro, tu sei qui per spezzare la catena. In ciò c’è anche la sintesi drammatica, quasi tragica, che riguarda la nostra sofferenza, tutta la sofferenza che subiamo e abbiamo subito, perché a conti fatti sono solo due le cose puoi fare:

Essere come loro e continuare ad allungare la catena o non essere come loro, e spezzare questa catena

 

Sei come loro o non sei come loro; continui a rafforzare questa catena o la spezzi: non ci sono alternative a queste due strade.

Allora la domanda diventa, per te come per me: vuoi continuare a essere come loro? Vuoi essere loro?

Vuoi essere quel padre, quella madre, quell’insegnante, quell’educatore, quel prete, quell’allenatore, quel marito, quella moglie, quel fidanzato, quel collega, quel capoufficio che ti hanno fatto soffrire e che ti fanno soffrire, che ti hanno maltrattato, disprezzato, insultato, picchiato, represso, soffocato? Vuoi essere loro? Allora continua a comportarti come loro: questa è la prima strada. Il risultato è che continuerai ad allungare la catena della sofferenza, la loro sofferenza sarà la tua e loro avranno vinto perché continuerai a portare questa sofferenza sui tuoi figli e i tuoi figli sui loro figli e i loro figli sui loro figli: questa è la sofferenza karmica, questa è la catena karmica. Ma tu non sei loro. Tu sei qui per spezzare la catena.

 

Gridalo con tutto il fiato che hai in gola

Allora non c’è altro da fare che dirlo, anzi gridarlo, senza inibizioni o paura:

“NO! IO NON SONO mio padre che mi insultava ogni giorno e mi sputava addosso tutto il suo odio e la sua frustrazione per la sua vita!”

“NO! IO NON SONO mia madre che mi picchiava con le sue mani dure e fredde!”

“NO! IO NON SONO quell’insegnante che mi diceva: ‘Tu non vali niente e non combinerai mai niente di buono nella vita’!”

“NO! IO NON SONO quell’uomo che mi ha umiliata, che mi ha picchiata, che mi ha violentata!”

“NO! IO NON SONO che mi ha usato, che mi ha tradito e che mi ha abbandonato!”.

“NO! IO NON SONO COME LORO!”

 

Tu non sei loro!

Loro ti giudicano, ti condannano, ti ostacolano, ti sono ostili, ti reprimono, ti soffocano, ti inibiscono perché continuano a portare avanti la catena della sofferenza, loro non hanno spezzato la catena e stanno continuamente riproponendo la sofferenza che hanno subito da quelli prima di loro. Lo stanno facendo inconsciamente, non ne sono consapevoli e questo è l’aspetto più tragico, perché paradossalmente non si può dare la colpa a nessuno, ma tu non sei loro, e loro non sanno chi sei tu.

Tu sei qui per spezzare quella catena. Tu sei qui per rinnovare completamente la tua esistenza, per portare la tua esistenza oltre la vita di sofferenza che hai vissuto, perché tu sei tu e loro non sanno chi sei tu.

E non importa quanto tempo ci vorrà, non importa quanto hai sofferto, non importano le ferite che non si rimarginano, non importa che loro continuino a essere uguali a se stessi, estenuantemente uguali a se stessi. Noi siamo qui, tu sei qui, per spezzare la catena e non importa quanto tempo ci vorrà.

Tu spezzerai quella catena perché non solo tu sei diverso.

 

Tu sei nuovo.

 

Tu sei nuovo e sarai libero.