Il grande mistico Meister Eckhart dice che il Tempio è il nostro tempio interiore, non c’è bisogno di esteriorità, Dio non ci chiede di frequentare il Tempio, di mostrarci. Ci chiede di entrare nel nostro tempio perché è lì che si trova lo spazio dell’incontro con Dio.

Eckhart, riferendosi all’episodio di Gesù che scaccia i mercanti dal Tempio, ci dice che i mercanti non sono solo quelli più superficiali, che mercificano la religione, i mercanti in realtà siamo tutti noi quando utilizziamo la preghiera come richiesta, come scambio di favori, come patto di devozione in cambio della realizzazione di una richiesta. Non è questa la vera preghiera, per Meister Eckhart. Per Eckhart la vera preghiera è quella di essere totalmente per Dio, di essere disposti a diventare un canale di pura manifestazione di Dio, di restare unicamente alla presenza di Dio, completamente ricettivi, aperti, disponibili alla realizzazione della sua volontà, a essere nel mondo come manifestazione puramente spirituale, senza volere niente altro in cambio.

 

Due modi di pregare

Vorrei qui rivalutare proprio il senso della preghiera come richiesta e trovare una via di relazione spirituale per l’ottenimento terrestre che non debba essere vissuta come mercificazione spirituale.

Dalla Bibbia emergono chiaramente due modi di pregare e sono entrambi spirituali, accettati, riconosciuti e benedetti da Dio. E oltretutto sono interconnessi l’uno nell’altro, inscindibili l’uno dall’altro.

  1. Contemplare Dio, completamente e misticamente aperti all’unione con Dio, senza chiedere nulla fino a dissolversi in esso.
  2. Chiedere a Dio.

Possiamo, se comprendiamo il senso spirituale della richiesta, ritrovare la sacralità del chiedere ottenimenti terrestri, realizzazioni e manifestazioni di abbondanza, in altri termini chiedere a Dio di realizzare i nostri desideri. Ma per farlo dobbiamo ritrovare il senso stesso della nostra relazione con Dio. E per ritrovare il senso autentico della nostra relazione con Dio dobbiamo ripulire a livello profondo qualunque conflitto e stress rispetto a Dio stesso.

Perché in particolare la nostra cultura cattolica, nei cui dogmi il 99,9 per cento di noi è stato educato, ci ha “maledettamente” condizionati a identificare Dio con i dogmi stessi della cultura cattolica. Ecco che allora non riusciamo, o con molta difficoltà riusciamo, a pensare a Dio in modo libero, autonomo, autentico, non riusciamo per dirla con Eckhart, a svuotare il nostro tempio da pregiudizi, condizionamenti, credenze, emozioni negative.

Il mio stress vero Dio era così forte che non riuscivo nemmeno a pronunciare il suo nome senza sentirmi falso – anzi senza sentire che quel nome stesso mi suonava falso. Mi sentivo compresso, mi sentivo prigioniero di questo carcere dogmatico che ci incatena a identificare Dio (che amo) con la Chiesa cattolica (che detesto).

Questo stress, questa irresolubilità del rapporto con Dio, questo stress ereditario ci fa mettere sempre in discussione, ci impedisce di saltare oltre l’ostacolo e di ritrovare l’autenticità del rapporto con Dio, la più straordinaria, inesauribile energia a cui mai si possa attingere.

 

La tecnica del rilascio dello stresso verso Dio

Ecco perché ti propongo di eseguire questa tecnica che mi auguro ti possa permettere di rilasciare lo stress verso Dio e di ritrovare l’autentica, originaria connessione con Lui.

Non devi fare altro che allargare le braccia, affermare mentalmente rivolgendoti alla tua mente spirituale l’intenzione di risolvere il conflitto/stress verso Dio e lasciare che le braccia si uniscano davanti a te, lasciare che il tuo inconscio e il tuo superconscio decidano il tempo e le modalità del movimento. L’azione del rilascio coincide con l’azione della chiusura delle braccia.

Ricorda che la preghiera ha sempre a che fare fondamentalmente con la relazione, è l’incontro – abramitico, kierkeegardiano – tra l’essere materiale, carnale, l’individuo temporalizzato, e Dio. La qualità della nostra esperienza spirituale coincide con la qualità della nostra evoluzione spirituale. La relazione è la cosa più importante. Quando stabilisci l’esatta relazione con Dio, quando svuoti il tuo tempio da ogni condizionamento esterno e lasci aperto l’ingresso al tempio, ecco che Dio entra nel tuo tempio e si mette in relazione con te. E allora la preghiera di richiesta condividerà la stessa natura della preghiera di presenza: Dio ti darà ciò che chiedi perché saprà che ciò che chiedi è in nome di Dio ed è opera di Dio.