Sono due le modalità di relazione con Dio: la modalità della contemplazione senza alcun fine utilitaristico e la modalità che chiede a Dio, di relazione con un obiettivo di ottenimento terreno.

La Terra Promessa è sulla Terra

L’Antico Testamento ci mostra quanto questa richiesta, questa relazione con l’obiettivo di un ottenimento terrestre sia perfettamente congruente allo stesso volere divino, spirituale. La promessa, la terra promessa, quello che Dio promette al suo popolo non è un aldilà, è una terra, ricca, fertile e abbondante dove scorre latte e miele. Una terra verde dove si ottiene abbondanza in senso materiale. Dio promette ad Abramo una ricchissima stirpe, promette un figlio. Giosuè entra nella Terra Promessa e ottiene la ricchezza di quella terra, re Davide ottiene il regno, Salomone ottiene il più grande regno. È molto interessante anche sottolineare che nell’Antico Testamento alla fine della vita terrestre non viene indicato un aldilà ma semplicemente viene usata la frase “si addormentarono con i loro padri”. Buoni e cattivi si addormentano alla fine della loro vita con i loro padri. Sembra che la promessa di un oltre, di una vita eterna sia una sorta di brand successivo, introdotto dal cristianesimo. Nell’Antico Testamento la promessa è sempre una promessa di ottenimento terrestre, di manifestazione terrestre, vi è una relazione/connessione tra individuo e Dio, cioè un’alleanza, fortemente terrestre.

Chiedere per ottenere

Dall’Antico Testamento stesso deduciamo che non vi è alcun peccato, non vi è alcun errore nel chiedere per ottenere, nel relazionarsi con la dimensione spirituale per creare la realtà, per ottenere le cose qui e ora. Tutto l’Antico Testamento avviene anzi sul piano del “qui e ora”. Dio chiede all’uomo soltanto di essergli fedele, il primo comandamento è “Io sono il signore, unico Dio”, gli altri sono solo degli dèi di legno: e anche l’ottenimento materiale è del Signore. Questo è anche il senso del sacrificio: a Dio non interessano i sacrifici esteriori, Samuele dice a Saul che il sacrificio vero è rendere grazie, restituire a Dio quello che Dio ha dato perché tutto è di Dio.

Questo è lo schema evidente: Dio non vuole imporre, per Dio l’uomo è un canale di manifestazione, quello che l’uomo manifesta è sacro se lo manifesta attraverso Dio e se l’uomo riconosce di essere un canale di manifestazione di Dio. Il popolo di Israele raggiunge la Terra Promessa ma si dimentica questa origine e fondamento spirituale, pensa che soltanto adorando dèi indifferenziati si ottengano gli stessi risultati. Ma non è così perché gli altri sono dèi di legno, mentre l’unico Dio è il fondamento di ogni manifestazione. Ogni manifestazione riconosce questo fondamento e mantiene la consapevolezza di questo fondamento.

Non c’è niente di male, quindi, nel chiedere, nel pregare per ottenere qui e ora, nella dimensione terrestre. Questo essere terrestri si fonda su una relazione/connessione spirituale che è anche prodiga di ottenimento materiale.

Il modo corretto di chiedere

In che modo è corretto chiedere per ottenere, per utilizzare la relazione spirituale per avere un utile materiale? Il modo corretto consiste nel suo fine: se la relazione spirituale si mantiene con il fondamento di ogni manifestazione e se ogni manifestazione viene continuamente riconosciuta nel suo fondamento. Ogni ottenimento materiale si fonda su una relazione/connessione spirituale.

La promessa materiale si fonda su una conoscenza spirituale e l’ottenimento materiale deve rifondarsi, ripristinarsi ogni volta con il riconoscimento dell’alleanza. Questo è il timore e il tremore che dovremmo avere, questa la circospezione che dovremmo mantenere rispetto al senso spirituale, l’attenzione della responsabilità della manifestazione terrestre di quello che noi creiamo, di quello che noi facciamo, del nostro benessere materiale. Questa è la parte più difficile: dal momento dell’ottenimento non bisogna perdere ma ripristinare il riconoscimento del fondamento, ogni volta ricondurre l’alleanza a quell’interconnessione, a quella relazione, a quell’alleanza originaria.

Ogni richiesta materiale è sacra quanto lo è la contemplazione mistica, il restare nella presenza di Dio, il ricevere l’energia divina. Dobbiamo mantenere a mente questa duplice sacralità e non usare perciò soltanto la connessione, la preghiera per l’ottenimento ma neanche soltanto per la contemplazione. Questi due aspetti sono integrati, si alimentano l’uno con l’altro, si abbeverano alla stessa sorgente. Anche la richiesta materiale è sacra, se si basa sul fondamento spirituale: ogni richiesta materiale in questa prospettiva è gradita a Dio.